Spunti per la conoscenza e la tutela del patrimonio architettonico nel paesaggio piacentino

Valentina Cinieri, Ingegnere PhD, Specialista in Beni Architettonici e del Paesaggio, Professore a contratto, Università di Pavia

Abstract

Il termine paesaggio è associato ad una pluralità di significati.La Convenzioneeuropea del paesaggio (Firenze, 2000) non fornisce chiarimenti dettagliati sul termine, ma riporta un concetto di paesaggio inteso come “percezione” da parte delle popolazioni, il cui carattere «deriva dall’azione di forze naturali e/o umane e dalle loro interrelazioni». La definizione riportata dall’enciclopedia Treccani descrive invece il paesaggio come «parte di territorio che si abbraccia con lo sguardo da un punto determinato […] con particolare riferimento a panorami caratteristici […] ma anche, più in generale, a tutto il complesso di beni culturali che sono parte fondamentale dell’ambiente ecologico da difendere e conservare». Tale definizione riprende il vecchio concetto estetizzante di “bel panorama”, ma lo associa ad un’idea più moderna e vasta che fa riferimento ai quadri normativi e alla cultura attuali, ovvero paesaggio come patrimonio culturale da tutelare (cfr. art. 2, Dlgs 42/2004 e s.m.i.).

Riprendendo Carlo Tosco (2007), la recente legislazione stimola a considerare il paesaggio «come incontro tra la storia e i luoghi», ovvero come il prodotto di culture che vivono nel tempo e operano nello spazio. Diviene fondamentale la componente storica del paesaggio, inteso come «fenomeno stratificato», i cui strati, accumulati nel tempo, hanno portato alla sua trasformazione e alla rielaborazione delle stratificazioni precedenti. Lo storico che studia il paesaggio ricerca gli elementi di origine antropica o naturale che si sono conservati fino ad oggi e stabilisce metodi d’indagine per ricostruire le stratificazioni che si sonio sovrapposte.

Questa relazione considera lo studio di paesaggi antropizzati, ovvero territori in cui è stato presente l’uomo, interagendo con essi. In particolare sono oggetto di interesse i manufatti, ovvero «i prodotti materiali dell’uomo […] veicolo d’informazioni sulla cultura spirituale e materiale che lo ha prodotto» (Tosco, 2009).

Come per gli altri ambiti di ricerca storica, anche in questo caso il punto di partenza è rappresentato dall’analisi delle fonti. Per la storia del paesaggio antropizzato risultano dunque interesse di ricerca fonti scritte (testi), fonti figurate (immagini) e fonti materiali (manufatti territoriali).

La ricca documentazione d’archivio, messa a sistema con le testimonianze materiali che perdurano sul territorio piacentino, permette di comprendere le trasformazioni e le stratificazioni storiche, nonché delineare quel complesso di conoscenze necessario per definire le misure di tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico locale.