Il paesaggio agrario, un equilibrio tra sostenibilità ambientale e sostenibilità imprenditoriale

Emanuela Torrigiani, Presidente Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali della provincia di Piacenza

Abstract

La famosa frase attribuita a Darwin per cui sopravvive chi si adatta ai cambiamenti può essere  applicata ai paesaggi dell’agricoltura, realtà in movimento, identità culturali dei territori che possono mantenere il loro valore nel tempo, con interventi legislativi coerenti finalizzati al sostegno dell’attività agricola produttiva.

Assecondare la sostenibilità economica dell’impresa agricola come strumento di tutela indiretta del paesaggio agrario è assolutamente un’azione vincente, dato che è spesso stato evidente che l’approccio vincolistico non è in grado di preservarne l’attività imprenditoriale e dunque nemmeno il paesaggio agrario stesso. Ossia il vincolo legislativo, soprattutto in territori dove l’attività agricola è poco redditizia per la morfologia dei suoli o perché lontano da efficienti vie di comunicazione ha prodotto l’effetto di una disincentivazione dell’agricoltura con effetti negativi sulla buona manutenzione del territorio

E’ il sostegno alla produttività agricola che può frenare l’abbandono della coltivazione agraria dei terreni o impedire che si possa cedere alle facili lusinghe degli industriali dell’energia che propongono l’installazione di impianti fotovoltaici o piantagioni di monocolture a fini energetici, con grave pregiudizio per la tutela della biodiversità e di tutti i servizi ambientali che l’agricoltura eroga alla collettività.

Il settore primario è infatti un settore multifunzionale, ossia capace di produrre una serie di beni e servizi pubblici, dette esternalità positive (conservazione e valorizzazione del paesaggio, conservazione della biodiversità, salvaguardia dell’equilibrio idrogeologico, funzione dei boschi nello stoccaggio di CO2 e assorbimento di inquinati atmosferici, funzione sociale, didattica, ricreativa), congiuntamente alla produzione del bene principale, i quali aumentano il benessere collettivo e quindi il valore di un dato territorio.

Prima della PAC (Politica Agricola Comunitaria) le aziende agricole producevano esternalità senza ricevere alcuna remunerazione. Dal 1985 ad oggi l’Unione Europea ha posto l’attenzione sul sostegno al reddito dell’imprenditore agricolo cambiando la tipologia di aiuto: dalle politiche di regolamentazione dei mercati e dei prezzi e agli aiuti diretti al redito degli agricoltori, l’intervento pubblico è stato successivamente legato alla necessità di favorire lo sviluppo rurale inglobando i temi della multifunzionale dell’attività primaria. La Pac2014-2020 contempla il pagamento per il greening (il rispetto di alcune pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente) dedicando a questo comparto il 30% circa dei pagamenti diretti. Ossia verranno beneficiate il mantenimento del pascolo permanente, la diversificazione delle colture, il mantenimento di un’area di interesse ecologico pari al 5-7% dei terreni agricoli aziendali (siepi, alberi, terreni lasciati a riposo, biotopi caratteritstici, fasce tampone, superfici oggetto di imboschimento) ed è previsto inoltre un premio per i giovani ed i piccoli agricoltori.


Quindi agricoltura e tutela del paesaggio, un binomio vincente a cui è riconosciuto un modesto aiuto comunitario, ma è urgente che il mondo agricolo diventi sempre più soggetto attivo nel mantenimento delle risorse naturali, nella gestione e valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale dei territori rurali, al fine che non dilaghino attività antropiche con usi del suolo agrario impropri e dequalificanti e tenendo ben presente anche che la cura del paesaggio rurale difende il suolo dall’erosione superficiale e previene il dissesto idrogeologico che troppe emergenze provoca in Italia.