Un caso di riqualificazione urbana: «La nuova sede dell’Archivio di Stato di Piacenza. Il cantiere si riavvia?»

Gian Paolo Bulla, Direttore dell’Archivio di Stato di  Piacenza


Abstract

La realizzazione della nuova sede dell’Archivio di Stato di Piacenza, al di là delle ovvie implicazioni di natura culturale, rappresenta anche un caso di riqualificazione urbana e quindi un positivo cambiamento del paesaggio urbano? Ebbene sì, visto che insiste su un’area di pregio storico - ambientale, nel centro intramurano lungo uno degli assi viari storici, lo Stradone Farnese, voluto dal cardinale Gambara verso la metà del Cinquecento, arrestatosi incompiuto in prossimità della porta di S. Raimondo anziché terminare ad ovest a quella di S. Antonio.
Annosa, tribolata e incompiuta vicenda quella della nuova sede nel monastero di S. Agostino poi caserma Cantore che, dopo una lunga stasi sembra prendere nuovo vigore in virtù di un decreto del Ministro Bonisoli dell’ottobre 2018 volto ad affrontare i problemi di sicurezza di molti istituti del MiBAC, in particolare di quelli siti in immobili vincolati. Il decreto ha stanziato sei milioni di euro che, assieme ad un’altra somma precedente finalizzata ai bandi di progettazione e alle prime opere ma purtroppo non ancora utilizzata, permetterebbe di ultimare i lavori in S. Agostino. È evidente che la messa a norma dell’Archivio di Stato passa proprio dal completamento della nuova sede, come si potrebbe infatti impiegare totalmente la somma destinata alla sicurezza senza restaurare, adeguare e concludere tutte le opere che proteggono l’immobile, il patrimonio conservato e le persone? Ma ci sono avvisi contrari e il dibattito ha varcato le aule parlamentari.


Soffermiamoci alla riqualificazione. In questo progetto si affrontano, volenti o nolenti, rilevanti aspetti relativi al recupero del patrimonio storico-artistico piacentino, sicuramente una di quelle attività che promuovono «la cultura del paesaggio in tutte le sue forme», come recita il decreto ministeriale istitutivo della Giornata nazionale del Paesaggio, «mediante il concorso e la collaborazione delle Amministrazioni e delle Istituzioni, pubbliche e private». E da questo punto di vista gli obbiettivi e le aspettative del Ministero per i beni e le attività culturali, sul versante archivistico ma anche su quello più schiettamente artistico, coincidono e dovrebbero, mi sembra, coincidere con quelli dell’Amministrazione Comunale di Piacenza.


Il trasferimento dell’Archivio dalla sua ultraquarantennale collocazione nel Palazzo Farnese diventato proprietà del Comune significa, da una parte, destinare completamente il palazzo ducale a funzioni museali e ricreative. Dall’altra, non possiamo in nessun modo nasconderlo, rappresenta anche il recupero di un altro gioiello architettonico, significa riportare in luce, almeno parzialmente, le emergenze architettoniche del monastero ora malmesse ma non scomparse. E si tratta non solo del restauro e dell’adeguamento della stecca ancora demaniale del complesso agostiniano per farne una degna sede istituzionale per l’Archivio di Stato (che è l’Archivio storico della città) ma di continuare la riqualificazione di una grande area su cui insistono monastero, basilica, la Cavallerizza con Eataly, edifici diversi, un parcheggio pubblico e un’area verde.


Ebbene, con un ardito sorvolo su di essa e con una sbirciata agli interni dell’ala principale del monastero riveliamo il loro attuale stato nonché i fausti esiti possibili, ahimé ancora non scontati, di un progetto avviato molti anni fa e lungi dall’essere portato a termine. In questa Giornata del paesaggio (urbano) pertanto abbiamo puntato espressamente al video che è pubblicato sul canale YouTube dell’Archivio di Stato di Piacenza all’’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=-Oi6Ke7XEqw e a queste poche note che saranno ampliate con un approfondimento sul monastero negli eventuali Atti.


Un commento dovuto ai titoli di coda del filmato in cui si ringraziano coloro che hanno contribuito al mantenimento del monastero-caserma e poi al suo rilancio. Tutto istituzionalmente corretto, ma chi si deve ringraziare prima di tutti è l’Archivio di Stato di Piacenza e il suo personale che ha sempre creduto, pur con i comprensibili momenti di scoramento, di poter ricreare nella bella cornice di S. Agostino quell’ambiente vivace e laborioso che è proprio della meravigliosa sistemazione nel Palazzo Farnese.