Frammenti di Paradiso: sopra un commento dantesco di fine Trecento - 19 settembre 2015

Attualità di Dante - Relazione di Roberto Laurenzano

Rivolgo un ringraziamento per la considerazione ricevuta, e un saluto ai Relatori, alle Autorità e a tutti i presenti a questo Convegno, finalizzato in particolare al ricordo del 750° anniversario della “nascita” di Dante, Poeta di “perenne ATTUALITA”, nonostante sia stato posto talora con una certa superficialità  in una sorta di “polveroso solaio”.

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Invero, sono ben ¾ di millennio trascorso da quando Dante è nato, eppure la sua figura, e la sua opera, specialmente la sua Opera Massima, quale la “Commedia”, continuano ad essere “ATTUALI”. Dico “continuano” : non dico ritornano”, ad essere in àuge. Continuano :  perché la Commedia, nel suo profondo contenuto e significato non è mai scomparsa; ma continua a vivere con forza e vitalità eccellenti. PERCHÉ ? Il motivo è semplice :perché la COMMEDIA si ricollega direttamente alla sfera dell’ UOMO-come-tale, dell’UOMO in quanto “ESSERE” dotato di MATERIA (Corpo fisico) e di “SPIRITO”. E qui sta il punto “nodale”. DI SPIRITO. È la Verità semplice che accompagna da sempre l’UOMO, nel senso di “Essere-Umano”. La si chiami “anima”, o “spirito”, o “coscienza” (nel senso più elevato e profondo del termine), o “spiritualità”, o “sensibilità interiore”,il significato non muta. E tale aspetto “interiore” si traduce da sempre  in una “tensione” verso un qualcosa che stia al di sopra di lui-essere-umano, un qualcosa di sovra-umano, di sopra-nnaturale : si tratta sempre della necessità “interiore” da parte dell’Uomo di trovare una ragione del proprio esistere, attraverso una costante “ricerca” e “riflessione” sul “PERCHÉ” di tale sua esistenza. Il che si traduce in una ricerca di un  qualcosa di “esterno” a lui stesso, che egli cerca di “materializzare”, ma alla cui “materializzazione” non riesce a pervenire, nonostante ogni sforzo.  È un qualcosa di “irraggiungibile” umanamente parlando ; di “eterno”, ove il senso di eterno” o di “infinito” sono un concetto che la Ragione Umana non riesce a “rendere fisicamente percepibile”. E che Dante cerca di rendere comprensibile, nei limiti del possibile a Mente Umana, attraverso il suo VIAGGIO, attraverso i realistici dialoghi, le proprie umane paure, le nostalgie da parte di personaggi che incontra man mano, i sentimenti  che ne emergono, le “invettive” per bocca dei personaggi stessi o da parte direttamente sua, le proprie “stanchezze fisiche”, i propri “sonni” nel corso del cammino tra le rupi infernali o dello stesso Monte del Purgatorio, E CHE SONO LE STESSE ESPRESSIONI DELL’ UOMO DI SEMPRE (E DI OGGI); tutto in una “volontà” di META che il POETA intende raggiungere, con un’intensa partecipatività “spirituale”, di perfezionamento interiore, redimendosi ed espiando egli stesso (attraverso la discesa alla voragine Infernale e la Salita del Monte del Purgatorio) le proprie umane colpe : fino al raggiungimento della visione della Beatitudine, e addirittura della MISTICA “VISIONE-FLASH” di immane LUCE, impercettibile ad occhio umano : DIO. Di cui tenta di dare testimonianza fugacissima nello stupendo Canto “conclusivo” del Paradiso e della Commedia.

L’Uomo insomma da sempre “naturalmente”, “istintivamente”, si vòlge alla ricerca di ciò che lo trascenda. Lo cerca con riflessioni, con intime macerazioni. Con costanti “dubbi”. E attraverso esperienze positive o anche negative, gioiose o anche dolorose, di successo o anche di delusione. E attraverso tutto ciò, riesce a “trovare”, a “percepire”, a”intuire” ciò che lo trascende.

Non lo vede e non lo trova “materialmente” ; lo può ritrovare dietro il silenzio e la bellezza della Natura,  o  dietro la stessa realtà del Male, o dietro le difficoltà interpretative della stessa “Bibbia”, o dietro gli errori umani,  o dietro le molteplici “Religiosità”. Tutto ciò testimonia  che l’UOMO CERCA un “qualcosa” che l’umana terminologia porta usualmente a denominare “DIO”:  e a lui tende. Anche quando non ne è consapevole, o “non vuole” esserne consapevole.

Ebbene DANTE E’ STATO ALLA RICERCA DI DIO. LO HA CERCATO. LO HA TROVATO. Lo ha cercato negli anni dell’esilio, lo ha cercato negli anni di protezione presso famiglie ospitanti dopo la sua cacciata politica da Firenze, lo ha cercato attraverso l’amore beatificante verso la creatura-Beatrice, vista come un raggio-solare e non meramente come mero motivo passionale ; lo ha cercato e testimoniato attraverso la Commedia in cui tutta la sua vita di ricerca spirituale e di auto-purificazione interiore è sfociata.

Qui, in fondo sta il senso di tutta la “Commedia” : nell’affermazione che l’UOMO-DANTE, ammesso  nel Paradiso fino al cospetto di Dio, cerca di indicare (dopo se stesso) all’Umanità attraverso la Poesia della sua massima Opera, la Via della Redenzione e della piena realizzazione dell’Uomo, quale espressione massima dello Spirito-Anima.

In questa ricerca, non  ci aiutano né la SCIENZA, né la FILOSOFIA  ; espressioni ottimali e superbe della Cultura e necessarie per la Cultura dell’Uomo. Ma non sufficienti in funzione di quanto Dante raggiunge. Tant’ è che vi sono validissimi scienziati non-credenti, e  vi sono altrettanto validissimi scienziati credenti. Come mai ? PERCHE’ non è la scienza a determinare una FEDE,  o a non determinarla. Altrimenti, tutti gli Scienziati sarebbero o non credenti, o tutti credenti. Si potrà studiare e conoscere l’Universo  nel senso astronomico e cosmologico, ma non riuscire a “trovare” Dio necessariamente.  Così come la Natura : la quale può, analogamente, cercar di svelare il mistero della vita ed essere “motivo” di ammirazione della Sua bellezza e Grandezza, come dicevo poc’anzi. Ma non per questo si potrà essere certi di avere con  ciò necessariamente “scoperto” e “vista” l’esistenza di Dio. Altrimenti, essendo innegabile la bellezza e la grandezza della visione “della “ Natura” del “Creato” e della sua splendida “perfezione”, tutti dovrebbero essere “credenti”.  Studi, ricerche, approfondimenti, riflessioni, scritti si sono susseguiti a migliaia dai secoli più lontani , ormai da millenni ; eppure, pur validissime le concezioni e le teoria or dell’uno or dell’altro esponente della Cultura e della Scienza, non si è tuttavia ancora e mai pervenuti ad una conclusione. Si giunge ad un punto, e ci si ferma. Non si riesce ad andare oltre.

ECCO PERTANTO L’ “ATTUALITA’” PERENNE  del poema dantesco :

  • non è di certo il contenuto avventuroso ;
  • né l’incontro con personaggi storici o della cultura o della religione o della Chiesa, o della politica o della società di un tempo ;
  • non è certo la visione e la curiosità di “fantasticare” coi “mostri più o meno di “Mitologia” che circolano nell’Inferno,
  • né il gioco delle allegorie e della ricerca esegetica;
  • né sono tutte queste cose insieme  a rendere costantemente ed eternamente attuale l’opera di Dante.

L’ “ATTUALITÀ” è dettata soltanto dal fatto che l’UOMO-DANTE  implicitamente con la sua opera oltre che toccare temi e problematiche che sono sempre stati e sono tutt’oggi di attualità (politica, società, umanità, male, bene, onestà, nepotismo, corruzione, e quant’altro, sotto l’aspetto strettamente della vita quotidiana fisico-materiale) tòcca e RIPRODUCE IL “CAMMINO” DELL’UOMO DI SEMPREE questa è una cosa che riguarda tutti i tempi, tutti gli uomini, tutta l’esistenza fisica e spirituale, tutta l’essenza dell’individuo umano, la Persona.  In  altre parole, riguarda la vita di SEMPRE : di ogni giorno, di ogni tempo, di ogni secolo, di ogni Essere Umano, di ogni Essere Vivente.

Insomma, Dante, al di là del fatto di essere il poeta della civiltà Comunale del suo tempo e di parlare di figure e di personaggi del suo tempo, e di essere colui che ha posto le fondamenta della nostra stessa Lingua italiana (per cui già sotto tale luce potrebbe assumere un significato personale di attualità perenne) , è il punto di riferimento preciso della nostra stessa identità COME “PERSONE”, COME “ESSERI UMANI” DOTATI DI  CORPO E DI SPIRITO. E Dante, pur appartenendo storicamente al Medioevo, interpreta la REALTA’ DELL’UOMO sulla base di PRINCÌPI UNIVERSALI E DI VALORI INELIMINABILI, INESTIRPABILI dallo SPIRITO dell’Uomo, se esso-uomo intende essere formativo di sé e per gli altri.

Gli stessi personaggi della Commedia non sono posti lì a caso. Con ognuno vi è presente una ragione spiritualmente e culturalmente valida e determinante per lo Spirito e la Riflessione da parte dell’Uomo. Basta non limitarsi alla lettura dell’ aneddoto o dell’incontro come tale fra Dante e volta per volta col personaggio di turno. Gli incontri, i suoni, i meandri naturali infernali, le invettive, la dolcezza (pur nella fatica) della Salita del Monte del Purgatorio, la spettacolare cosmologia del Paradiso, e la rappresentazione dei Beati, tutto insomma è frutto  non meramente di una inventiva poetica e di una capacità soltanto poeticamente eccelsa, MA DI UN “DISEGNO” BEN CHIARO NELL’ “ANIMO” DEL POETA, IN FUNZIONE DELLA SALVEZZA DELL’ UOMO, come avvenuto per lui.  Ecco perché Dante è in auge da sempre.  E la “Commedia” resta sempre “attuale”. Chiaramente, non va letta come un romanzo o un libro, benché gradevole pur essendo fonte di vari  aspetti dolorosi. Una lettura in tal modo non può che far apparire anacronistico il racconto. La sua lettura, invece, se svolta con la dovuta accortezza e attenzione al significato di tutto quanto si va leggendo, e se si approfondisce il contenuto anche storicamente parlando, si rivela una vera “esperienza” di VITA INTERIORE,  in certi casi anche forse sconvolgente ; un’esperienza  in grado di trasmettere una lezione di universale spiritualità, e nel contempo di umanesimo (che peraltro, proprio nei nostri tempi, è assai poco avvertita, ma di cui si avverte invece la carenza).

Lèggere Dante e studiarne l’opera fa notare come in realtà  il mondo di Dante non sia poi così lontano dal nostro Mondo attuale : non sul piano storico (la “Storia” cammina, si evolve, regredisce, progredisce, ecc.), ma proprio sul piano “Culturale dell’UOMO”, perchè i sentimenti e i Valori che il Poeta canta sono i sentimenti e i principi universali ed immutabili, passino pure centinaia e centinaia di anni.  Ed il ritorno a Dante (ma, ripeto, di ritorno non deve parlarsi ; è improprio) è il sintomo dell’esigenza da parte nostra di riprendere contatto più che con le “radici” nostre culturali e storiche, con le NOSTRE “RADICI” UMANE E INTERIORI” .

Pertanto Dante non ha “tempo” : è un grande poeta del ‘200, ma noi attraverso la sua produzione letteraria e specificamente attraverso la “Commedia”, lo sentiamo sempre “presente”, quasi appartenesse al “nostro” mondo e tempo. La “Commedia” è insomma la sintesi, direi, di tutte le passioni umane, negative e positive, nefande ed esaltanti ; e attraverso i suoi personaggi sono “trasmesse”  tutte le incertezze, le tragedie, i drammi, le sublimazioni, della “umanità” e della “spiritualità” dell’Uomo : dalle più tragiche (vedasi il conte Ugolino che “mangia” i propri figli ) fino alla più sublime espressione dello Spirito attraverso lo splendore di Beatrice , e poi la visione celeste della Vergine , fino infine alla percezione-flash della immensa Luce di Dio.

Con la sua Opera , Dante è la “voce” dei Valori che egli ha perseguito con tenacia : la Virtù,  la Patria, Dio. Parole che oggi suonano sovente irrise o fatte oggetto di sorrisi di sufficienza. Ma ci si sbaglia. Perché la verità del contrario non è stata ancora dimostrata. L’Uomo invero è nato non per “viver come bruto, ma per seguir virtute e canoscenza”: sono parole tremende messe  con “voce direi urlante-di-autorevolezza-e-convinzione” verso i propri compagni di avventura, in  bocca ad  un Ulisse, geniale nella sua intelligenza e furbizia, ma colpevole di orgoglio smisurato nella sua avventura. E dove “VIRTUTE” è nel senso più fortemente “latino”, di “magnitudine dell’Uomo, di Valore Interiore” dell’Uomo, e non nel senso mero di “capacità di imprese di gloria storica”. 

Dunque, con Dante e attraverso Dante l’Uomo può riuscire a nutrire una Fede e  “Credere” ( ma non nel senso bigotto o idolàtra, o di superficialità e di paura),  ma nel senso di elevazione verso un Mondo Superiore, che la Ragione nuda e cruda non può “materializzare”.

Insomma, con Dante l’UOMO davvero attua la sua piena e completa realtà di Uomo.

Ecco il “PERCHÉ” della “attualità” della Commedia : proprio perché esprime la Verità e la Realtà completa dell’UOMO QUALE  EGLI  È . Perché Dante con  la Commedia ci pone innanzi al senso della colpa e del peccato (vedasi Inferno), ma ci mette sotto gli occhi anche il mezzo per  la espiazione e la redenzione (vedasi Purgatorio) e per l’Illuminazione definitiva e completa e vittoriosa nell’Uomo (vedasi Paradiso e “Rosa dei Beati”) :  e ci mette sott’occhi tutto ci,ò non certo con superficiale creduloneria, ma attraverso un Viaggio personale fisico, immaginato nell’Oltretomba, ma che è in verità un Viaggio spirituale VERO. e di interiore  “CRESCITA” dello Spirito. E  l’Uomo DANTESCO NON è UNA FIGURA IRREALE, IDEALE, UTOPISTICA : l’Uomo dantesco è una “REALTA’ VIVENTE”, e tale realismo viene da Dante presentato  come una realtà vera ma sottratta alle cose contingenti, anche se non assente da una dinamica del divenire concreto e fenomenico.

E proprio in un periodo quale quello attuale, in cui l’Uomo, sotto determinati aspetti, vive distratto e superficiale, la Commedia si presenta proprio in tutta la sua “perenne” attualità.  Lèggere la Commedia , “VIAGGIARE” con Dante, vuol dire leggere dentro noi stessi ; perché Dante canta non solamente l’ “humanitas” dell’Uomo, ma la “divinitas” dell’ Uomo : perché l’Uomo è un “piccolo Dio in miniatura”, che si traduce in soprannaturale attraverso la purificazione e il coinvolgimento-fusione con il Dio-Grande, Potenza che ha creato l’Universo, il Dio-Grande con cui l’Uomo realizza il definitivo proprio ricongiungimento.

Dante incita a convincersi che vi è spazio per il cambiamento dell’Uomo, un cambiamento che passa proprio attraverso  il rispetto e la pratica di quei VALORI UNIVERSALI propri di ogni tempo e di ogni luogo, senza i quali l’Uomo diventa un guscio vuoto, nemico di se stesso, Uomo nemico dell’Uomo. La Commedia  è un gigantesco “affresco della Vita Umana. Non è necessario essere cattolici o cristiani per poter afferrare il senso vero e profondamente autentico della Commedia : perché in essa si trova una gamma così ampia di immagini, di suggestioni, di riflessioni che riescono a renderla oggetto di meditazione anche da parte di non-credenti, o di credenti di altre religioni.

In conclusione :  la Commedia, è, sì, una “finzione artistica”;  ma è una finzione artistica attraverso la quale Dante si sente protagonista di costruzione interiore per sé, e vuole nel contempo mostrare e dimostrare la VERITA’ della sua “visione”  E attraverso la “finzione artistica” intende comunicare al lettore , una Verità efficace.  Perciò il Viaggio di Dante non è un mero viaggio letterario di un poeta, di uno scrittore, di un letterato; ma è il viaggio letterario di ogni singolo uomo, a compiere da parte di ciascun uomo un cammino di “Crescita di Conoscenza. Ed è con questa interpretazione e significato che, personalmente, trovo un secondo motivo di “perenne” attualità, e che indico come corollario finale. Dante vuole la Civiltà, vuole la Cultura ; ma per lui Civiltà e Cultura non sono sinonimi di …“costumanze” da accettare sol perché “usanze, tradizioni” di un popolo, di una società, di una etnìa.  Le costumanze, in  tanto sono Civiltà e in tanto sono Cultura Verain quanto siano coniugate, sposate, fuse con i VALORI dell’ ETICA e della costruzione morale nel suo più alto senso , portata e significato, della società di cui sono espressione,  di una Etica Universale, che è poi quella dei Valori medesimi che egli percorre con la Commedia (e anche con altra sua produzione letteraria).

DIVERSAMENTE, si sarà in presenza SOLTANTO di una MERA COSTUMANZA,  bella o brutta, piacevole o negativa, ma che non potrà essere considerata espressione di Civiltà e di Cultura, ma solo espressione di usanze o di “mode”, che non hanno parentela con la CIVILTA’ in  quanto tale, ma sono solo espressione di un uso improprio, o limitato , della “CAPACITA’” dell’Uomo.