Bollettino storico piacentino. Notiziario dall'Archivio di Stato

BSP 2/1999

Un rinnovato sito Web

Il sito dell'Archivio di Stato di Piacenza all'Url http://www.aspc.archivi.beniculturali.it si è arricchito di pagine dedicate agli archivi scolastici e a quelli parrocchiali. E' stato pubblicato il risultato del censimento effettuato sulla maggioranza degli istituti scolastici statali della nostra provincia, palesando la consistenza dei loro archivi. Purtroppo, spesso una colpevole trascuratezza ha provocato scarti senza l'autorizzazione degli organismi competenti (Provveditorato, Archivio di Stato, Prefettura) e massicce dispersioni. Anche in questi anni, quando grande attenzione viene rivolta dagli storici della società alla documentazione scolastica, soprattutto a quella contenente informazioni qualitative come i registri degli insegnanti e gli elaborati degli studenti. Per quanto riguarda gli archivi ecclesiastici, si fornisce in linea un elenco dei libri parrocchiali (registrazioni di battesimi, matrimoni, morti, stati delle anime dal secolo XVI al 1912) microfilmati finora dall'Archivio di Stato in base a una convenzione con la Diocesi di Piacenza-Bobbio. Le pagine sono state scritte da Gian Paolo Bulla e pubblicate sul Web da Gianluca Falzi.


Aggiornamento degli strumenti di ricerca

Gli archivisti di Stato, almeno al Centro-Nord, sono troppo pochi e di fronte alla necessità di redigere nuovi o più aggiornati strumenti di ricerca sui fondi conservati, un buon numero dei quali si trova ancora in disordine o dispone di semplici elenchi di consistenza. Con un apposito finanziamento, modesto ma significativo, ci si è potuti finalmente rivolgere a professionisti esterni. Infatti, a diplomati delle Scuole di Archivistica degli Archivi di Stato sono stati affidati, nel corso del 1999, alcune revisioni o compilazioni d'inventari sommari, anche ai fini di un loro eventuale inserimento nelle pagine Web del Sistema archivistico nazionale del Ministero (Url: archivi.beniculturali.it). Finora sono stati portati a termine inventari per i fondi Manoscritti diversi (secc. XII-XIX) e Consiglio generale e anzianato, Provvigioni e riformagioni (1419-1806), mentre sono stati dati incarichi per altre serie, tra le quali: Raccolte di atti costitutivi della antica comunità, Lettere di governo (sec. XV-1695); Consiglio generale e anzianato, Allegati alle provvigioni (1513-1806); Lettere ducali alla comunità (1428-1748); Cigala Fulgosi (1126-1837). Gli altri mezzi di corredo portati a termine, nel 1999, dagli operatori dell'Archivio di Stato sono: Direzione didattica - III Circolo: scuola P. Giordani: volumetti; Scotti Douglas da Fombio e da Sarmato, Scotti Douglas da Sarmato: latifondo e rivo Agazzino; Scotti Douglas da Fombio e da Sarmato, Eredità Veneziani; Consorzio generale delle acque del Trebbia; Congregazioni delle strade e dei ponti; Morando.

 

Tesi di laurea d'interesse piacentino

 
Si segnala, per l'ampiezza del tema e delle fonti documentarie consultate, la tesi castellana di Renzo Colliva, Castel S. Giovanni dal XIII al XIX secolo, Università degli Studi di Pavia, Facoltà di Lettere - Storia dell'arte, a.a. 1998-1999, relatore Carlo Arturo Quintavalle. In essa il borgo e il territorio castellani sono messi in luce, in un largo arco di secoli, dal punto di vista urbanistico e architettonico, esaminando minuziosamente le principali testimonianze, anche e soprattutto quelle non più esistenti: dall'imponente castello atterrato nel primo Ottocento, alla cloaca, ai vari monasteri, alla Collegiata di S. Giovanni Battista, ecc. La prima parte è dedicata alla discussione delle fonti "letterarie" (qui purtroppo l'autore non vi distingue quelle più propriamente archivistiche) e iconografiche dei numerosi archivi e biblioteche visitati. Segue la trattazione storica a partire dalla pieve di Olubra attestata nel X secolo e dal centro murato eretto dai Piacentini, in funzione antipavese, nel 1290. La terza parte è veramente esaustiva, un notevole apparato schedografico con descrizione e commento del contenuto dei documenti presi in esame. Si distinguono le "Mappe e disegni" conservati negli Archivi di Stato di Parma e di Piacenza, e le singole strutture architettoniche e ambientali comprendenti monumenti, case, rivi, opere d'arte corredati da relativa bibliografia. Infine, un'Appendice, con le trascrizioni di alcuni documenti esemplari, e la Bibliografia generale.

Si auspica che specialmente presso la comunità della Val Tidone susciti un meritato interesse. Copia della tesi è depositata presso l'Archivio di Stato di Piacenza.

Un bel progetto rimasto sulla carta. L'affermazione sorge spontanea per la tesi di Daniela Maccagnoli e Loredana Mazzocchi, Progetto di conservazione e riuso dell'ex Convento di S. Maria della Neve di Piacenza, Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, a.a. 1996-1997, relatore Marco Dezzi Bardeschi. Un minuzioso progetto architettonico preceduto anche da un notevole e originale approfondimento storico, effettuato prevalentemente presso l'Archivio di Stato piacentino su materiale purtroppo frammentario per il quale è stato redatto ex novo un piccolo inventario (vedi BSP, 1996, 1, p. 157). Il lavoro era stato pensato, d'intesa con il direttore della Pinacoteca Ricci Oddi, per l'utilizzazione del compendio a galleria-laboratorio d'arte moderna e contemporanea, soprattutto piacentina, meta finale in un ideale percorso storico artistico della città. É stato scelto, invece, di trasformare l'ex convento in un distaccamento del Politecnico milanese. Il monastero delle Benedettine cassinesi della Neve risale alla fine del Trecento; ampliato tra Cinque e Seicento, subì la sorte di molte fondazioni religiose regolari e venne confiscato nel 1805 da Napoleone. Dopo aver avuto numerosi proprietari privati, nel 1878 fu incamerato nel demanio comunale, riconvertito a caserma in virtù dei solidi rapporti, tra Genio militare e Comune, finalizzati al rafforzamento dei presidi in città in cambio di sovvenzioni statali. Dopo la seconda Guerra Mondiale venne adibito ad alloggi, fino al completo abbandono nel 1977, ora cessato con la ristrutturazione in corso. Le autrici si occupano anche dell'annesso oratorio di S. Maria di Guastafredda, santuario costruito per proteggere un venerato dipinto seicentesco, poi ampliato da Lotario Tomba alla fine del Settecento.

Copia della tesi è depositata presso l'Archivio di Stato di Piacenza.

 

Per la valorizzazione del patrimonio artistico-culturale

L'importanza dei depositi per gli archivi storici

Com'è noto, l'Archivio di Stato, al secondo piano del Palazzo Farnese ha saturato tutti i suoi depositi e, purtroppo, la normativa sulla sicurezza e le perizie statiche escludono la possibilità di un loro qualsiasi ampliamento. Il maggior istituto archivistico piacentino versa in una delicata situazione che aggrava la già scarsa attenzione dedicata nel Piacentino al patrimonio archivistico in genere, soprattutto a quello del Novecento. Pertanto, per poter adempiere al compito istituzionale di tutela e conservazione dei beni archivistici s'impongono due inderogabili obiettivi: il reperimento, in tempi brevi, di un altro deposito esterno ove accettare l'ingente materiale d'interesse storico, spesso a rischio, che si trova ancora presso gli enti produttori e, nel lungo periodo, il definitivo trasferimento in altro luogo. Per quest'ultima ragione, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha, infatti, chiesto nel 1998 al dicastero delle Finanze l'assegnazione di tre quarti (8.500 m2 ca) dell'ex caserma Cantore, sullo stradone Farnese, già convento di S. Agostino. Il compendio, in quanto bene appartenente al Demanio storico-artistico, s'accorderebbe pienamente al generale orientamento di collocare gli istituti dei Beni Culturali in immobili di pregio architettonico, tendenza che non è più perseguita, per ragioni operative, dal resto della Pubblica Amministrazione. Considerati i tempi per l'eventuale ristrutturazione ad uso archivistico dell'immobile, diventa indispensabile disporre di un capiente deposito intermedio per espletare le acquisizioni obbligatorie dagli archivi dello Stato o, provenienti, per convenzione di deposito, da altre amministrazioni o da privati. Solo così si metteranno al sicuro gli archivi di uffici ormai radicalmente trasformati e non più interessati a conservare una memoria - l'archivio cartaceo - a cui, nell'era dell'informatica e degli sportelli unici, non si riconosce più un valore funzionale-amministrativo.

Per dare solo qualche esempio, si devono introdurre nell'Archivio di Stato atti giudiziari del Tribunale di Piacenza (penali e civili, sec. XIX inizio - sec. XX inizio) pari a 400 metri lineari, registri di Stato civile dei Comuni della provincia (1866-1900) pari a 200 metri, atti finanziari (ad es. dagli ex Uffici del Registro e dall'ex Intendenza di Finanza per 400 metri totali), nonché carteggio dal Provveditorato agli studi, dalle scuole, dall'Ufficio del Lavoro, dall'Ufficio Tecnico Erariale, ecc. Senza trascurare altri enti o persone che con un'attiva politica d'incremento del patrimonio archivistico concentrato, si renderebbero disponibili alla valorizzazione della propria documentazione storica.