Bollettino storico piacentino. Notiziario dall'Archivio di Stato

BSP 1/2017

Inventariazione dell’archivio Castagna

 

L’archivio Castagna, che era conservato in due casse di  legno  nella casa bobbiese della famiglia, è stato a suo tempo depositato in Archivio di Stato da Giorgio Fiori, discendente della famiglia per parte di madre. Le carte sono ripartite in due fondi, il primo relativo a Pietro ‘Pierino’ Castagna senior (1896-1916), caduto nella Grande Guerra, che ha lasciato un ricchissimo corpus  di  lettere  dirette  ai  famigliari,  ai parenti e agli amici; nel caso delle lettere ai famigliari, spesso sono conservate anche le risposte. Il secondo fondo è  relativo  al  fratello  di  Pietro,  omonimo  ma  nato  nel  1919 e caduto in Russia nel gennaio del 1943. Anche in questo caso la madre e poi la sorella Anita, madre del Fiori, hanno conservato le lettere spedite ai genitori e ai parenti e viceversa.

L’intero materiale è stato studiato dal Fiori, che su di esso ha pubblicato un articolo (Le vicende tra Otto e Novecento nelle lettere e nei ricordi dei Castagna, una famiglia della media borghesia piacentina,  in  «Bollettino  Storico  Piacentino»,  99,  2004, pp. 297-350). Il fondo Pietro Castagna senior è stato oggetto di una tesi triennale – della quale si è dato conto nel Notiziario del Bollettino del 2013/1 – redatta da Giacomo Frattola («Sarai contento  che  io  gridi  viva  la  guerra!  E  anche  tu  lo  griderai  con me». Interventismo e volontarismo giovanile nel carteggio di Pietro Castagna (Cremona, 1896-Vicenza, 1916), Università degli Studi di Pavia, Facoltà di Scienze politiche, Laurea triennale in scien- ze politiche e delle relazioni internazionali, a.a. 2011-12, rel. prof. Arianna Arisi Rota). Il fondo Pietro Castagna senior è stato inventariato da Lucrezia Galazzi e Giulia De Biase, nell’ambito di un tirocinio universitario svolto durante la laurea specialistica in Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Parma. Due studentesse del Liceo Alessandro Volta di Castel San Giovanni – Serena Carrà e Carolina Di Carro – e una del Liceo Melchiorre Gioia di Piacenza – Chiara Veneziani – nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro hanno invece inventariato il fondo Pietro Castagna iunior. L’inventario sarà disponibile in sala dopo l’estate (Anna Riva).


 

Il progetto DaToPi: un database cartograftco della  toponomastica piacentina

Il patrimonio dei nomi di luogo della provincia di Piacenza si presenta complessiva- mente come ancora poco indagato. Benché alcuni contributi – (elencati in Andrea Scala, Documenti d’archivio, toponomastica e dialettologia piacentina: sinergie e interazioni, in Medioevo piacentino e altri studi. Atti della giornata di studi in  onore  di  Piero  Casti- gnoli, Piacenza, Tip.Le.Co., 2009, pp. 135-146, cui sono da  aggiungere  Diego  Zancani, Note di microtoponomastica piacentina in margine al «Registrum magnum»: il Bosco di Bastardina, un Rio Fer(r)ato e un Buonfagiolo, in «Bollettino  storico  piacentino»,  104, 2009, pp. 169-176. e, soprattutto, Andrea Scala, Appunti di toponomastica piacentina. Bacino del Tidone e  aree  limitrofe,  Piacenza,  Tip.Le.Co.,  2010)  –  abbiano  gettato  luce  su vari toponimi del territorio piacentino, si può affermare che solo la toponimia del bacino  del  Tidone  è  ssttaatta  oggetto  di  indagini  dettagliate,  mentre  nessuna  ricerca  ampia e sistematica ha interessato le valli del Trebbia, del Nure, dell’Arda e la parte più orientale della pianura piacentina. Complessivamente, accontentandosi di un calcolo alquanto approssimativo, si potrebbe dire che solo 1/6 della superficie della provincia è stato oggetto di studi toponomastici sistematici.

Il progetto DaToPi (Database della Toponomastica Piacentina), in fase di realizza- zione presso il Dipartimento di Studi Letterari, Filologici e  Linguistici  dell’Università degli Studi di Milano, sotto la responsabilità scientifica di chi firma questa breve nota,   si pone l’ambizioso obiettivo di colmare questa estesa  lacuna  di  conoscenze  sui  toponimi del territorio piacentino e di rendere accessibili i materiali raccolti e studiati sia agli specialisti, sia agli utenti web che abbiano curiosità specifiche concernenti i nomi di luogo. Il progetto, che ha già ricevuto il supporto economico della Fondazione di  Piacenza e Vigevano all’atto del suo avvio nel 2013, è stato ora nuovamente finanziato  dalla medesima Fondazione relativamente ad una prima tranche riguardante i macro-toponimi della Val Trebbia.

Il progetto prevede la raccolta di dati essenziali all’indagine linguistica sui macro- toponimi, quali le forme ufficiali dei toponimi,  le  loro  forme  dialettali  locali  (di  cui  verrà archiviata una registrazione audio), le attestazioni in fonti e documenti antichi e medievali, la tipologia di oggetto geografico, le coordinate dei singoli luoghi identificati da ogni toponimo e altro ancora. Tutti questi dati, raccolti sul campo e da fonti docu- mentarie, verranno inseriti in un database la cui consultazione sarà assolutamente libera  e avverrà attraverso una semplice interfaccia cartografica. L’utilizzo di tale interfaccia permetterà di navigare, o  meglio  di  vagare,  sul  territorio  piacentino  acquisendo  tutte le informazioni disponibili sui toponimi che lo punteggiano. L’elaborazione  dell’interfaccia cartografica, accessibile in un sito internet dedicato, sarà curata dal prof. Alfio Ferrara del Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Milano. L’utente web interessato potrà dunque muoversi liberamente su una mappa di sfondo alquanto dettagliata, che sfrutta la cartografia di Google Earth, e selezionare i toponimi su cui   vuole avere informazioni.

Ma il progetto DaToPi  non ha il suo scopo unico nella raccolta e pubblicizzazione      di dati concernenti i macrotoponimi del territorio piacentino. Questa prima e indi- spensabile fase documentaria sarà affiancata progressivamente da un momento interpretativo volto a indagare l’etimologia di ogni singolo toponimo; anche  i  risultati  del lavoro interpretativo saranno progressivamente resi pubblici sul sito del progetto. Oltre alla navigazione libera, sarà possibile interrogare il database a scopi euristici e creare mappe toponimiche tematiche a partire sia dai dati documentari, sia dalle ipotesi eti- mologiche. Il completamento del progetto, affidato a specialisti di linguistica storica se- lezionati presso l’Università degli Studi di Milano, richiederà almeno tre anni di lavoro.  Se, come detto, il primo anno sarà dedicato ai toponimi della Val  Trebbia,  nel secondo si affronterà invece la raccolta dei toponimi della Val  Nure e nel terzo di quelli della Val d’Arda e delle aree più orientali della provincia di Piacenza. L’integrazione di questi  dati con quelli già disponibili per la Val Tidone e per le propaggini occidentali della provincia consentirà di offrire una documentazione e un approfondimento etimologico complessivo del patrimonio toponimico piacentino.

Il progetto è di natura essenzialmente linguistica: i toponimi infatti sono a tutti gli effetti degli oggetti linguistici e sono dunque accessibili nella loro più intrinseca natura  solo tramite analisi di tipo linguistico; tuttavia i risultati della ricerca linguistica sui toponimi si mostrano spesso di particolare rilievo anche per altre scienze.  I  toponimi infatti nella loro etimologia e nelle loro vicende linguistiche conservano cellule di in- formazione storica non altrimenti recuperabile, spesso preziose per chi si occupa della ricostruzione del passato. Il progetto DaToPi, pur nella sua peculiarità scientifica e metodologica, si pone idealmente in dialogo con altre discipline storiche, proponendosi  di contribuire sub specie linguisticae a una più generale analisi della vicenda storica e culturale del territorio piacentino. (Andrea Scala: andrea.scala@unimi.it)


Tesi di laurea di interesse piacentino

– Cecilia Lucotti, «Ma ti faran conoscere chi sei, un giorno forse questi carmi miei». Strutture, dinamiche e storie di abbandono infantile a Piacenza dai Farnese a Napoleone, Università degli Studi di Milano, Facoltà di Studi umanistici, Corso di Laurea magistrale in Scienze storiche, a.a. 2015-16, rel. prof. Stefano Levati.

L’esemplare lavoro di ricerca è stato condotto sul fondo del Brefotrofio degli Ospizi Civili, depositato presso l’Archivio di Stato di Piacenza. L’A. ha analizzato il fenomeno dell’abbandono dei bambini e le vicende del Brefotrofio a Piacenza nell’età moderna in quattro diversi periodi presi a campione – 1662-1664, 1712-1713 per il periodo farnesiano, 1766-1769 per il periodo borbonico, 1812-1814 per il periodo napoleonico – dei quali       è stata fornita un’analisi statistica ma anche una precisa contestualizzazione attraverso    la quale è stato possibile osservare, tra l’altro, l’evoluzione dei comportamenti della popolazione, della sensibilità dei genitori e delle loro consuetudini. Nonostante l’Ospedale Grande risalga alla metà del XV secolo, il primo registro degli esposti conservato è del  1661 e, giocoforza, questo  è  stato  il  termine  temporale  inferiore  prescelto.  Si  è  scelto di fermare la ricerca all’età napoleonica per poter condurre un’analisi più approfondita contenendo l’ampiezza del campione a duemila esposti.

Per ogni periodo storico i dati sono stati raccolti secondo cinque indicatori: l’identità  dei bambini (nome, cognome, età reale o presunta), l’esposizione (data dell’abbandono, provenienza dell’esposto, modalità dell’abbandono – ruota o levatrice), il ruolo  dei  genitori (richiesta di un nome preciso, presenza o meno di un segno di riconoscimento, informazioni sul battesimo, descrizione dell’abbigliamento, legittimità o illegittimità del bambino), la gestione nel brefotrofio (affidamento alle balie, entrate e uscite dal bre- fotrofio) e l’uscita (ricongiungimento con i genitori, uscita per limiti di età, morte).

Il lavoro prosegue analizzando i dati con grafici e tabelle, ad esempio sui nomi as- segnati ai bambini e sui criteri di assegnazione del cognome, sull’esposizione per sesso e per mese, sull’età della morte dei bambini ecc.

Completano la tesi fotografie dei segni per tipologie, carte del Ducato in cui sono segnate le zone di provenienza delle nutrici e un’ampia bibliografia. (Anna Riva)