Bollettino storico piacentino. Notiziario dall'Archivio di Stato

BSP 2/2000

Mostre

In occasione della manifestazione nazionale domenicArchivio. Anno Giubilare 2000, l'Archivio di Stato di Piacenza ha aperto i suoi battenti, dalle 9 alle 13,30, nelle domeniche 15 e 29 ottobre e 5, 19 e 26 novembre 2000, con l'esplicito proposito di avvicinare un largo numero di persone, non necessariamente sue utenti, a un contenitore considerato generalmente da addetti ai lavori. Attraverso visite guidate si va alla scoperta dei servizi, delle attività, dei documenti dell'istituto. E' stato, inoltre, realizzato un percorso espositivo (visitabile anche durante la settimana almeno fino al 31 dicembre 2000) in cui è riproposta la mostra fotografica All'alba dell'indipendenza. L'Africa nelle fotografie di Angelo Del Boca inviato speciale, 1954-1966 e sono allestite alcune isole tematiche. Si presentano esemplari di registri parrocchiali (l'anagrafe ecclesiastica fino allo Stato civile ottocentesco) dell'estesa Diocesi di Piacenza-Bobbio, comprendente parrocchie nel Pavese, Genovese e Parmense. S'affronta la questione degli archivi scolastici, che siglano l'istruzione diffusa del secolo XX, adesso trascurati a causa della ristrutturazione o soppressione dei plessi. Un terzo settore è dedicato agli strumenti per pesare e misurare secondo il sistema metrico decimale, con attenzione anche alle caratteristiche delle unità di misura già utilizzate nel Piacentino. Un apparato fotografico illustra, infine, particolari nascosti di un prestigioso complesso monumentale lungamente adibito a stabilimento militare: il monastero di S. Agostino (ex caserma Cantore) in futuro, si spera, nuova sede degli archivi storici piacentini.

Oggi, nell'affermarsi di un vissuto spesso immateriale (i supporti digitali, le reti telematiche) gli archivi rappresentano fisicamente il sedimento, possono incarnare le ragioni della materia, del corpo esibendo l'evidenza palpabile della carta, della pergamena, dell'oggetto, con il loro carico autentico di memoria. La valorizzazione del patrimonio archivistico e documentario significa, fatte salve le sacrosante ragioni della selezione e della conservazione, anche comunicazione sociale, l'attitudine ad allacciare rapporti e collaborazioni e a far lievitare interessi, occasioni di ricerca e magari di lavoro.

 

Un ipertesto dalle fonti documentarie

Nell'ambito dell'attività pomeridiana d'approfondimento dedicata alla storia, un gruppo di studenti del Liceo Classico Gioia, coordinati dalle professoresse Vignola e Feci, hanno realizzato un laboratorio di storia locale sull'epidemia colerosa del 1854-1855 a Piacenza. I ragazzi hanno visionato alcune fonti d'archivio, in particolare appartenenti al fondo Comune di Piacenza, Sanità pubblica, Colera (1854-1897) dell'Archivio di Stato, nonché la pubblicistica del periodo presso la Biblioteca Comunale Passerini Landi. La ricerca, anche in loco, l'elaborazione dei dati, la riproduzione d'immagini li ha coinvolti negli anni 1999 e 2000. Il prodotto finale è un interessante ipertesto - Una città di fronte al colera. Piacenza negli anni 1854-1855 - che copre molteplici aspetti della società piacentina del secolo XIX: sanità e ospedali, scuole, istituzioni governative e locali, costume. Esso, tra l'altro, è stato presentato nel percorso espositivo predisposto dall'Archivio di Stato in occasione di domenicArchivio, e aperto fino alla fine del 2000, ed è visibile sul sito Web http://web.tiscalinet.it/Ulisse

 

Tesi di laurea d'interesse piacentino

Vitalba Calvaruso nella sua tesi: Il bilancio del comune di Piacenza dall'unificazione d'Italia al secondo dopoguerra, Università degli studi di Parma, Facoltà di Economia, Corso di laurea in Economia e Commercio, a.a. 1999-2000, relatore P. Andrei, affronta un tema che, al di là del risvolto tecnico contabile, appare, per molti aspetti, suscettibile d'interesse, quello dei bilanci del nostro comune capoluogo tra Otto e Novecento.

Il lavoro si presenta come uno studio sull'evoluzione legislativo statutaria dell'amministrazione contabile degli enti locali dopo l'Unità e sulla particolare politica fiscale praticata a Piacenza. Dopo un breve excursus storico, sulla base dei vari Testi Unici provinciale e comunale del 1889, 1898, 1908, 1915 e 1934, si esamina la composizione, dal1876 uniformata in tutta la nazione, delle entrate e delle uscite del comune e la possibilità d'introdurre imposizioni autonome, anche per alleviare le casse dello Stato. Nei primi anni del Regno s'impone un certo rigore nell'andamento dei conti per la necessità del pareggio economico, rigore che, a tratti, vien meno, a causa delle opere pubbliche utili all'ammodernamento strutturale e a contenere la disoccupazione. Il Comune piacentino presenta una difficile situazione di disavanzo alla fine del secolo XIX e, dopo un breve periodo di ripresa generale, gli eventi bellici ne pregiudicheranno le sorti, imponendo il ricorso a prestiti con la locale Cassa di Risparmio e con la nazionale Cassa Depositi e Prestiti all'uopo creata. Il trend deficitario fu sanato solo dopo la seconda Guerra mondiale.
Copia della tesi è depositata presso l'Archivio di Stato di Piacenza.

 
Per la valorizzazione del patrimonio artistico-culturale

Un altro significativo capitolo s'è aggiunto nella collaborazione fra Stato e Chiesa italiani ai fini della salvaguardia dell'innumerevole patrimonio archivistico posseduto - per le ovvie ragioni storiche - da quest'ultima. Si sa che le prime avvisaglie di tale virtuosa alleanza, che accampa risorse per comuni progetti rivolti al patrimonio culturale nazionale, si colgono nella stessa revisione concordataria del 1984 e si palesano nella successive intese al vertice. Archivi e biblioteche ecclesiastiche ora possono essere meglio tutelati dallo Stato, ai fini della conservazione dei documenti e della loro consultazione, grazie all'accordo sottoscritto il 18 aprile 2000 tra il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Si calcola, in un censimento del 1995, che solo il patrimonio storico bibliografico della Chiesa conti 27 milioni di volumi, 112.000 manoscritti, 2500 codici miniati, 14.000 incunaboli, 197.000 cinquecentine, mentre quello archivistico è incalcolabile. ''L'obiettivo comune che ha ispirato il lavoro negoziale - ha detto la Melandri - è anche la fruizione di una componente significativa del patrimonio culturale nazionale. Credo che dietro questo esercizio ci sia una visione piu' aperta e dinamica del ruolo dei Beni culturali nella societa' moderna''. ''Con la firma dell'intesa - ha replicato Ruini - dalla collaborazione informale, e quindi condizionabile da situazioni locali e personali, si passa alla collaborazione strutturata mediante uno strumento giuridico; cio' consentira' agli enti ecclesiastici e agli organi ministeriali di collaborare su tutto il territorio nazionale, affrontando organicamente i problemi collegati alla consultazione e alla conservazione''. E, in tempi di ardua gestione dei beni culturali in genere, pare di assoluta rilevanza che gli enti responsabili, in ogni luogo, ne sappiano cogliere le interessanti opportunità.