Bollettino storico piacentino. Notiziario dall'Archivio di Stato

BSP 2/2001

Ristrutturazione degli uffici pubblici e salvaguardia degli archivi

A causa della necessità di trasferire il proprio archivio e di affidarlo in outsourcing, l'Azienda Sanitaria Locale di Piacenza ha consegnato all'Archivio di Stato l'archivio storico degli Ospizi Civili. O meglio ciò che restava della documentazione già consegnata, a partire dal 1957, all'istituto di Palazzo Farnese il quale, direttamente competente sugli uffici dello Stato esistenti o soppressi, può firmare convenzioni con enti pubblici o privati per la conservazione e valorizzazione di archivi d'interesse storico.

L'Ospedale grande, sappiamo, sorse nel XV secolo dalla fusione di diversi enti ospedalieri plebani, corporativi e monasteriali, di cui ereditò anche gli archivi; nel 1806, in seguito all'unione dell'Ospedale grande con altri enti assistenziali, sorsero, come istituzione laica, gli Ospizi civili. La documentazione oggetto dell'attuale deposito, pari a più di tremila pezzi, va dal XVI secolo agli inizi degli anni novanta del secolo scorso. Essa, riguardante la gestione e la costruzione dell'ospedale, il cospicuo patrimonio fondiario, il brefotrofio, gli orfanotrofi, l'ospedaletto infantile Umberto I, è stata schedata, ma necessita di un successivo intervento di riordinamento che permetta un'effettiva integrazione con quella già conservata presso l'Archivio di Stato.
La complessa operazione testimonia che, dopo un periodo contrassegnato dalla carenza di locali da adibire a magazzino, l'Archivio di Stato ha ripreso in pieno la politica delle acquisizioni di fondi documentari significativi. In definitiva, si tratta della precipua funzione di tutela del patrimonio archivistico cartaceo che, dal punto di vista istituzionale, funzionale e logistico, pochi ormai sono in grado di svolgere.

Come negli enti pubblici, anche la massiccia ristrutturazione del comparto Stato ha causato soppressioni o accorpamenti di uffici periferici. Così è avvenuto ed avviene, in particolare, per i Ministeri delle Finanze, della Pubblica Istruzione e di Grazia e Giustizia. Per salvaguardare i relativi beni archivistici, nel primo caso sono stati eseguiti versamenti da parte delle Agenzie Fiscali (già Ufficio del Registro e Intendenza di Finanza). Si è cominciato con le denunce di Successione dell'Ufficio del Registro di Piacenza e di quelli, soppressi nel 1972, di Agazzano, Bobbio, Castel San Giovanni, Monticelli, Pontedell'Olio, nonché delle pratiche di liquidazione relative ai Danni di guerra (1940-1981). In futuro, toccherà alle Agenzie del Territorio (Catasto) e del Demanio.

Sul fronte dell'istruzione, è stata ritrovata, presso la scuola elementare De Amicis, carteggio, probabilmente non completo, dell'Ispettorato Scolastico (1924-1975) soppresso nel 1975. Si spera che ciò rappresenti una buona premessa per la futura cessione, come dovuto, degli archivi scolastici statali o appartenuti allo Stato. Ci si appella, perciò, alla solerzia dei dirigenti dei vari plessi scolastici affinché segnalino all'Archivio di Stato competente i loro archivi storici.
Infine, si sta effettuando la ricognizione degli archivi delle cessate Preture della provincia di Piacenza, che conservano atti penali e civili dal 1861 e, in alcuni casi, dal primo Ottocento, ritirando finora, anche se in cattive condizioni, materiale delle ex Preture di Borgonovo e di Cortemaggiore.
Se l'acquisizione del materiale di provenienza statale è attività d'obbligo, quella dagli enti pubblici o da altri possessori privati è la conseguenza di accordi sottoscritti tra le parti in base al Testo Unico sui Beni Culturali. Ciò non comporta l'alienazione della proprietà sui beni, però permette di conservare a futura memoria, in sicurezza e con controllo, valorizzazione e fruizione pubblici, un patrimonio culturale spesso a rischio di dispersione. Non si può dimenticare, d'altronde, la premura di coloro che hanno affidato all'Archivio di Stato il proprio archivio familiare o del carteggio reperito fortunosamente. L'Archivio di Stato, per mille ragioni, non può intervenire sempre e provvedere a tutto. Le complesse attività di censimento e raccolta, a volte in precarie condizioni, sarebbero impossibili se non si coniugassero con lo scrupolo e la passione di amministratori, impiegati e privati cittadini che s'interrogano sul destino delle loro vecchie carte.



Tesi di laurea d'interesse piacentino

In L'avvio e il compimento della riforma catastale nel ducato di Parma e Piacenza tra Sette e Ottocento, Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Economia, sede di Piacenza, Corso in Economia e Commercio, a.a. 2000-2001, relatore G. Fumi, Andrea Galli discute dell'evoluzione del sistema impositivo diretto negli stati d'Antico Regime, spesso in rotta di collisione con gli interessi consolidati della nobiltà, del clero e delle comunità locali. Nei Ducati di Parma e Piacenza gli estimi del XVI-XVII secolo significarono una parziale rottura, quindi i catasti del primo Ottocento ne furono l'aggiornamento tecnico, sul piano della sola proprietà immobiliare in quanto rilevazione particellare geometrica anziché descrittiva.

L'A. esamina dapprima l'istituzione dei Compartiti farnesiani (1557-1575, 1647) coi quali si tentò di evidenziare patrimonio ed entrate civili (dei residenti in Piacenza) e rurali, comprese quelle legate al commercio ed all'artigianato (estimo mercantile del 1596). Si tratta di autodenunce raccolte da appositi funzionari di città e di villa, che poco intaccarono le rendite immunitarie ecclesiastiche accresciute dalla mano morta. Se la realizzazione del moderno catasto astratto non riuscì a du Tillot, fu tuttavia imposta dai Francesi, che indicarono proprietà e natura dei terreni avvalendosi di regole, operazioni e collaborazioni specifiche poi raccolte nelle disposizioni ducali successive. L'obiettivo fu quello di determinare una "rendita" fondiaria ossia il fattore produttivo costituito dagli immobili, sia costruiti, sia nudi o coltivati. L'A. illustra e commenta l'impianto normativo francese utilizzato dal 1814 anche dal governo provvisorio austriaco e da Maria Luigia. Nel 1821, infatti, viene riformato l'apparato burocratico e tecnico adibito agli accatastamenti e si pone mano ai comuni, divisi in distretti, non ancora trattati. Il lavoro si basa proprio sulla puntuale parafrasi delle leggi catastali francesi e ducali e si chiude con l'analisi dei documenti relativi al comune di Cadeo. L'uso di questa fonte storica permette di delineare un quadro della società agricola ottocentesca in modo oggettivo e quantitativo.
Copia della tesi è depositata presso l'Archivio di Stato di Piacenza.

Un ingegnere si cimenta con l'architettura minore: è Maurizio Campari con Architettura rurale tra Piacenza, la via Emilia e il Po. Considerazioni sul territorio e prime analisi sulle tipologie costruttive e sullo stato di conservazione del patrimonio edilizio, Università degli studi di Parma, Facoltà di Ingegneria, Corso in Ingegneria civile, a.a. 2000-2001, relatore G. Giani. Egli sceglie la bassa piacentina, tra la via Emilia e il Po, per tracciare un quadro dell'edilizia rurale fra XVII e XIX secolo. L'indagine parte dai disegni conservati presso gli Archivi di Stato di Parma e di Piacenza, nonché dal catasto ottocentesco piacentino, ed è sfociata nella schedatura di alcuni rustici della predetta zona. Emergono alcuni caratteri salienti del Piacentino: la "fedeltà al castello" via a via che ci si allontana dal Po, la costruzione nel Seicento di ville residenziali, l'interesse dei possidenti al ciclo agricolo attestato anche negli inventari delle loro biblioteche. Certamente, nell'ultimo cinquantennio, la crisi dell'insediamento poderale, soprattutto mezzadrile, ha prodotto l'abbandono di molte realtà edilizie. Negli archivi si manifesta il passaggio dal perito agrimensore al tecnico ingegnere del XVIII secolo, come nell'album planimetrico dei possessi Marazzani Visconti (1826) laddove al disegno in pianta s'aggiungono visioni oblique, prospettiche, simboliche. Nel XIX secolo le rilevazioni catastali annullano però l'alzato a favore del planimetrico. Nel lavoro si snoda una panoramica delle tipologie rurali, dalla curtis altomedievale alle capanne dei contadini e alle dimore dei signori: il patrimonio abitativo esistente si forma a partire dal XVI secolo con la casa (azienda) rurale che, durante l'Ottocento, si cristallizzò nella corte chiusa o aperta e nelle costruzioni giustapposte. Grazie ad alcuni esempi, corredati anche da calcoli strutturali, se ne descrivono le tecniche edilizie. La ricca Parte seconda comprende foto aeree e accurati rilievi, con fotografie, effettuati su 40 rustici nei comuni piacentini della bassa orientale. Alcuni presentano bellissimi particolari architettonici, a volte mantenuti a volte infaustamente degradati o compromessi.
Copia della tesi è depositata presso l'Archivio di Stato di Piacenza.