Bollettino storico piacentino. Notiziario dall'Archivio di Stato

BSP 1/2004

Conferenze in Archivio

Si è tenuto, presso l'Archivio di Stato di Piacenza, il secondo ciclo di conferenze ConferenzArchivio, dedicato a Piacenza in età moderna.

Il 13 maggio hanno cominciato Giuseppe Cattanei (Considerazioni sui paratici piacentini e sui loro statuti) e Micko Maria Alberti (Il mercato matrimoniale tra "cugini" in antico regime nella Diocesi di Piacenza) i quali hanno aperto una finestra sugli "statuti civili ed ecclesiastici" soffermandosi sulla secolare esperienza, anche normativa, delle arti artigiane e mercantili nonché sull'uso della dispensa ecclesiastica nei matrimoni endogamici celebrati soprattutto nelle zone più isolate della diocesi.

Il 20 maggio si è accennato ai tentativi di "distinzione sociale e familiare" con Elena Gardi (Cultura e residenza aristocratica a Piacenza tra XVIII e XIX secolo: la famiglia Landi delle Caselle ed il palazzo di città) e Gianluca Cò (Processi di aristocratizzazione a Piacenza tra Quattro e Cinquecento: la famiglia Rossi) passando dalla scalata sociale compiuta dai Rossi entro le leve di potere sforzesche al consolidamento di un ramo dell'antica dinastia dei Landi attraverso la riedificazione settecentesca del loro palazzo.

Infine, il 27 maggio, con le "rappresentazioni autentiche del benessere" hanno concluso Stefano Quagliaroli (La cucina aristocratica a Piacenza e a Parma tra XVII e XIX secolo) poi Carla Longeri e Susanna Pighi (Ambienti piacentini tra Barocco e Neoclassicismo): il ceto benestante, che può godere di una ragguardevole presenza negli archivi storici, è stato ancora protagonista potendo sfoggiare benessere e stile nell'arte culinaria, nei mobili e negli arredi. (G.P.B.)



Lavori archivistici, problemi di spazio e di legislazione

L'Archivio di Stato si dibatte tra l'aspirazione incessante ad incrementare e a valorizzare il proprio cospicuo patrimonio e la difficile conduzione di due sedi, l'una (Palazzo Farnese) funzionale ma stretta, l'altra (parte del monastero di S. Agostino) alle prese con ingenti problemi finanziari e amministrativi; l'entusiasmo e il credito morale non mancano, stimolando a progettare e a fare, ma le risposte definitive latitano. Sul fronte dei lavori scientifici, si può citare la preziosa sistemazione degli archivi dei tre comuni ex foranei di Mortizza, S. Antonio e S. Lazzaro assorbiti da Piacenza nel 1923: lo spostamento delle 981 buste complessive, dal 1806 al 1923, ne impedirà, fino all'allestimento dei depositi esterni, la consultazione ma ha comportato la compilazione di un corposo elenco di consistenza. Materiale archivistico statale è stato consegnato, tra gli altri, dall'Agenzia delle Entrate di Fiorenzuola (Ufficio distrettuale imposte dirette di Fiorenzuola d'Arda, Imposte e dichiarazioni varie, sec. XIX-XX), dalla Prefettura (Onorificenze della Repubblica, 1950-1989), dal Centro Servizi Amministrativi del Ministero dell'Istruzione (Provveditorato agli studi di Piacenza, Carteggio vario, 1897-1977) e dall'Istituto Scolastico Comprensivo di Bobbio (Scuola elementare e scuola media di Bobbio, sec. XX). Per i fondi del Provveditorato e della Scuola media di Bobbio si è proceduto anche all'inventariazione sommaria che ne permette un'agevole consultazione. La stessa cosa è stata fatta per la serie Danni di guerra: debiti partigiani, danni alleati e beni nemici, 1939-1984, dell'Ex Intendenza di finanza di Piacenza. Si è conclusa poi l'intensa attività di acquisizione della documentazione storica situata presso il Tribunale di Piacenza con il versamento dell' ex Pretura di Piacenza, 1864-sec. XX, dell'ex Pretura di Rivergaro, 1861-1964, del Giudice Istruttore, 1939-1965 e di altro materiale ancora.


Parlando dell'incremento dei beni a disposizione dei cittadini, si coglie l'occasione per manifestare grande preoccupazione - comune a quella di molti colleghi anche delle Soprintendenze - per il dispositivo dell'articolo 44 "Comodato e deposito di beni culturali" del nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lg.vo n. 41/2004), che potrebbe limitare assai l'acquisizione e la valorizzazione degli archivi privati e degli enti pubblici, i quali si presentano spesso a rischio come constatato per esperienza diretta. L'articolo estende a tutti i beni culturali la possibilità, che prima riguardava solo il mondo degli archivi, della loro temporanea cessione agli istituti pubblici di conservazione; tuttavia, sembra introdurre, contemporaneamente, l'onerosità obbligata dell'operazione: a carico dello Stato nel caso di beni appartenenti ai privati (tramite la stipula di un'assicurazione) o a carico degli enti pubblici nel caso di beni appartenenti a questi ultimi. (G.P.B.)



Concorso per le scuole Inventa una storia

L'Archivio di Stato di Piacenza, in collaborazione con il Comune di Piacenza-Settore Formazione, il Bollettino Storico Piacentino, il CSA di Piacenza (ex Provveditorato agli Studi), nell'ambito dell'attività didattica per l'anno scolastico 2004-2005 e nell'ottica della valorizzazione dei fondi recentemente acquisiti indice un concorso a premi per le scuole elementari e medie di Piacenza e provincia dal titolo Inventa una storia.

A partire da un documento, scelto tra quelli selezionati nel fondo Tribunale di Piacenza, i ragazzi dovranno inventare un racconto o una storia a fumetti che potrà sviluppare il contenuto globale o parziale del documento o trarne spunto. I documenti potranno essere visionati dagli alunni e dagli insegnanti direttamente in Archivio di Stato. I vincitori saranno tre per ogni categoria di scuole; i premi sono costituiti da buoni in denaro da spendere in librerie cittadine per l'acquisto di libri per la biblioteca della scuola della classe vincitrice.
Copia del bando e del regolamento del concorso è consultabile sul sito dell'Archivio di Stato. (A.R.)



Tesi di laurea d'interesse piacentino

- Elisa Corvi, Il pittore e decoratore piacentino Eulogio Fariselli Bobbi, Università degli Studi di Pavia, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a. 2002-2003, rel. prof. Luisa Giordano.


L'A. compie un interessante itinerario di ricerca: dagli affreschi presenti nell'andito del castello Scotti a Fombio all'omonimo archivio, dal quale risulta che nel 1774 Alfonso Scotti liquidò una somma ad Eulogio Fariselli, e dal palazzo Guglieri di Piacenza al rispettivo archivio di famiglia. Il decoratore in esame (di cui ha già scritto Giorgio Fiori) nacque nel 1723 a Corneliano di Carpaneto, nella parrocchia di cui era rettore suo zio paterno Giulio.

Insediatosi a Piacenza dalla metà del secolo, lavorò nel 1772 nel palazzo Guglieri di via Nova, a Fombio due anni dopo e, molto probabilmente, in palazzo Torti al n. 10 di via Borghetto, dove morì nel 1797. L'A. traccia anche un breve excursus dei pittori decoratori attivi a Piacenza nel XVIII secolo e degli stili artistici ai quali, più o meno incisivamente, aderirono. Nel secondo capitolo, pone l'attenzione sugli affreschi commissionati da Pio Guglieri e su quelli, in cattive condizioni e bisognevoli di restauro, del palazzo Scotti ora di proprietà comunale. Le raffigurazioni fombiesi sono di gusto più marcatamente neoclassico: statue, busti e medaglie al posto dei paesaggi bucolici prima in voga. Infine, nel terzo capitolo vengono attribuite al Fariselli le decorazioni di palazzo Torti, in cui lavorò anche Gian Battista Ercole, poiché presentano grandi analogie con quelle dell'Oltrepo. Copia della tesi è depositata presso l'Archivio di Stato di Piacenza. (G.P.B.)


- Flavio Molinari, La disciplina della contumacia dal diritto comune all'età della codificazione, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Facoltà di Giurisprudenza, a.a. 2002-2003, rel. prof. Ettore Dezza.


La tesi analizza dal punto di vista storico l'istituto della contumacia che, secondo le epoche, assume i caratteri di una colpevolezza vera o presunta. Nella legislazione romana si preferiva l'impunità di un colpevole alla condanna di un innocente, erano ammessi provvedimenti revocabili, limitati per lo più ai beni; nel diritto pattizio germanico, imperniato sulle prove irrazionali come ordalia e giuramento, si fece strada la convinzione che la contumacia rappresentasse un atto di superbia, una mancanza di rispetto per il potere costituito.

Con l'estendersi di quest'ultimo, nel tardo Medioevo si arrivò a perseguire il contumace fino alla condanna definitiva; il darsi alla macchia diventò un fenomeno diffuso in presenza di un rigido procedimento inquisitorio che portava il bandito a tramutarsi spesso in brigante. Negli statuti comunali, ad esempio, il bando e la conseguente confisca dei beni erano prassi comuni, così come la condanna a morte per gli omicidi che, se contumaci, potevano essere uccisi da chiunque. Furono i sovrani illuminati, primo Pietro Leopoldo di Toscana, a mitigare l'equazione contumace-bandito-colpevole e a impedire la condanna automatica. Alla fine, l'A. esamina le codificazioni europee e italiane fino al 1865, quando finalmente fu ammesso l'intervento del difensore; tuttavia solo coi codici del 1913 e 1930 s'intaccherà il pregiudizio che vede nella contumacia la caratteristica di un'ammissione di colpevolezza o di uno sfregio alla giustizia. Copia della tesi è depositata presso l'Archivio di Stato di Piacenza. (G.P.B.)