Bollettino storico piacentino. Notiziario dall'Archivio di Stato

BSP 1/2006

Una mostra didattica: "I giorni della Repubblica"

Presso l'Archivio di Stato di Piacenza è allestita sino al 28 febbraio 2007 la mostra I giorni della Repubblica, nata dall'esigenza di celebrare anche nella nostra provincia il sessantesimo anniversario della Repubblica italiana. Sono perciò esposti documenti dell'epoca riguardanti il referendum del 2 giugno 1946, il cui esito sancì l'attuale forma istituzionale del nostro Paese. Quel giorno, però, ci fu anche la votazione per l'elezione dell'Assemblea costituente, incaricata di redigere la nostra carta costituzionale, e inoltre tale data si inserisce in un ampio contesto, quasi decennale, di ricostruzione politica e materiale dell'Italia, dopo la dittatura del Ventennio: il 25 luglio 1943 re Vittorio Emanuele III abbandona il fascismo; il variegato fronte antifascista si allea alla monarchia contro i nazifascisti, a condizione che dopo la liberazione abbia luogo un referendum istituzionale a suffragio universale; tra marzo e aprile del 1946 hanno luogo le prime libere votazioni per i Comuni, alle quali parteciparono per la prima volta anche le donne; nel dicembre 1947 è approvata la Costituzione; nel 1948 vi saranno le elezioni politiche; nel 1951 verranno elette le Amministrazioni Provinciali.

Gli ideatori e curatori della mostra, Gian Paolo Bulla, Anna Riva e Rocco Marzulli, hanno dunque ritenuto indispensabile inserire la nascita della Repubblica in tale contesto, e la mostra prende perciò in considerazione i principali eventi politici e sociali del dopoguerra in Italia e a Piacenza. Sono esposti manifesti, volantini, fotografie, opuscoli, planimetrie ecc. provenienti dall'Archivio di Stato di Piacenza, da altri archivi pubblici e da collezioni private. I materiali sono esposti secondo aree tematiche e corredati da pannelli esplicativi, suddivisi nelle sezioni seguenti: 0. Cronologia e glossario della Repubblica Italiana: radici, nascita, sviluppo (1943-1953); 1. Guerra, resistenza, liberazione; 2. Le prime votazioni libere (1946); 3. Il referendum istituzionale, l'Assemblea costituente e la Costituzione; 4. Il voto alle donne; 5. Le elezioni del 1948; 6. Il dopoguerra (1946-1953).

La scelta divulgativa di una mostra didattica si propone di offrire alle scuole, (e non solo del nostro territorio), ma anche a un più vasto pubblico una serie di spunti di riflessione su un periodo storico cruciale nella vita del nostro Paese e, in alcuni casi, ancora poco conosciuto: per l'inizio del prossimo anno scolastico è prevista la realizzazione del catalogo con un quaderno didattico a schede. Ma va anche segnalato che la preparazione della mostra ha comportato uno scavo archivistico sistematico che ha fatto emergere dati dimenticati in fondi ancora poco esplorati o poco noti (come ad esempio recenti acquisizioni dell'Archivio di Stato di Piacenza, raccolte private, archivi di parrocchie e di altri enti religiosi), fornendo occasioni di ulteriori ricerche e approfondimenti con finalità non solo didattiche. (R.M.)

 

Il riordino delle carte Petrucci

Si è concluso il lungo e laborioso riordino del fondo Petrucci, ad opera di Piero Rizzi Bianchi, che ha curato anche l'inventario del fondo.

Estintasi la famiglia del conte Giacinto Petrucci con la figlia Bianca (m. 1884), moglie a un Malvezzi Campeggi di Bologna, l'archivio confluì in quello di quest'ultima famiglia, collocato nel succursale castello di Dozza. Venduto intorno al 1960 ad antiquari senza scrupoli, fu recuperato, purtroppo solo in parte, dalla competente Soprintendenza nel 1998. Queste vicende spiegano lo stato di completo ed assoluto disordine in cui si presentava il materiale prima del riordinamento, che proprio per questo è stato particolarmente laborioso e complesso, richiedendo più fasi per giungere a un'adeguata ricostruzione critica.

Il materiale conservatosi riflette sostanzialmente le vicende della famiglia Petrucci: il primo periodo, di residenza pontremolese, durato fino al '700 ma con forti interessi fino circa a metà '800, e caratterizzato anche da incarichi presso la Curia romana; il graduale spostamento verso Piacenza, con i matrimoni contratti con i Barattieri della Veggiola e i Volpari (tra l'altro già imparentati fra loro), e quindi, nel 1802, con gli Anguissola di Grazzano: famiglie tutte estintesi nel breve periodo, con conseguente acquisto di ricche eredità; infine, la suddivisione del patrimonio tra i due figli del conte Fabio, Pietro (la cui discendenza si estinguerà nei Confalonieri) e Giacinto, al cui ramo si riferisce appunto l'archivio, che continua anche nella gestione ereditaria, effettuata dai Malvezzi tramite un proprio agente, fin quasi alle soglie del sec. XX .

Il corpus documentario, di circa 70 buste, comprende dunque, oltre al fondo principale Petrucci, i fondi Barattieri e Anguissola di Grazzano, caratterizzati, a differenza del primo, dalla presenza di ampia documentazione su possedimenti terrieri, con inizio dal sec. XIV. Dei due, il più cospicuo è sicuramente il fondo Barattieri, dotato di un ordinamento primo-ottocentesco che si è ricostruito, mentre l'eredità Anguissola è solo una porzione, la maggior parte essendo passata ai Visconti di Modrone. Entrambi i gruppi di possedimenti continuano ad essere ben documentati anche per il periodo della gestione ereditaria Petrucci, coordinata per ben 50 anni (1846-1896) dall'agente Antonio Tacchinardi, di cui resta una fitta corrispondenza.

La parte prevalente dell'archivio riguarda comunque proprio la famiglia che le dà il nome, e contiene da una parte materiale di Pontremoli, relativo perlopiù a prestiti in denaro effettuati fin dal '600, e dal '700 anche nella vicina Borgovalditaro (si segnala anche una piccola raccolta di 243 allegazioni di avvocati presso il Tribunale pontremolese, di fine sec. XVII); dall'altra parte, una ricca e dettagliata documentazione contabile (registri, rendiconti, ricevute d spesa per anno) relativa all'800, e varie cause per successioni ereditarie (in particolare per quella a mons. Leonardo, canonico a Roma). (PRB)