Bollettino storico piacentino. Notiziario dall'Archivio di Stato

BSP 2/2009

Nuove acquisizioni

Stefano Merli: l’epistolario

Nel mese di ottobre lo Stato – attraverso la Soprintendenza archivistica della Lombardia, competente per territorio – ha acquistato da Lucia Dotti, erede testamentaria, l’epistolario di Stefano Merli (1925-1994) e lo ha depositato in Archivio di Stato. Merli, studioso e militante del socialismo, ha contribuito alla creazione di strumenti di lavoro (riviste, centri, gruppi di studio) e ha partecipato a importanti istituzioni di ricerca da «Movimento operaio» alla «Rivista storica del socialismo», da «Classe» a «Socialismo Storia»; è stato uno dei protagonisti della cultura politica italiana: storico del movimento operaio e teorico del socialismo libertario, fu, inoltre, accademico a Siena, Milano e Venezia. Si tratta di circa 12000 lettere dagli anni Cinquanta ai Novanta del Novecento, corredate da uno schedario alfabetico dei corrispondenti, che dà conto sia della posta in uscita sia della posta in entrata. Completano il fondo appunti e dattiloscritti, pubblicazioni, cassette a nastro registrate, microfiches, pellicole.

Nel 1998 presso l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Piacenza sono stati depositati altri documenti dell’archivio di Stefano Merli relativi soprattutto al periodo 1964-1972 (l'esperienza del ’68 e della militanza nelle fila del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria piacentino) e agli anni 1972-1977 (scioglimento del Psiup e passaggio di Merli al Pdup prima e a Democrazia Proletaria poi) e 39 scatole di materiale vario (carteggi, libri in fotocopia, ritagli di giornale, schede bibliografiche e appunti, per la maggior parte manoscritti) dal 1968 al 1981, che raccoglie documentazione raccolta dallo stesso Merli in occasione dei suo studi e delle sue lezioni universitarie, oltre che durante la sua militanza politica. Nondimeno sono assai rilevanti le sue raccolte di manifesti, pubblicazioni e periodici ceduti sempre all’ISREC.


Altri materiali – articoli a stampa e manoscritti – dell’attività di Stefano Merli sono stati depositati presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano. (Anna Riva)



Lavori archivistici

Nell’ambito del progetto Storie di Scuola, promosso dall’Archivio di Stato in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza e dell’età contemporanea e il Centro di Documentazione Educativa di Piacenza e con il sostegno del Comune di Piacenza, dell’Amministrazione Provinciale di Piacenza e della Fondazione ASM di Brescia, con lo scopo di promuovere percorsi di ricerca sulla scuola e sulle scuole piacentine a partire dalla documentazione conservata presso l’Archivio di Stato, i plessi scolastici e i comuni, è stata realizzata la Guida agli archivi scolastici dell’Archivio di Stato di Piacenza a cura di Paola Agostinelli e Barbara Spazzapan. L’opuscolo, che può essere richiesto alla sezione didattica dell’Archivio di Stato è stato pensato come un indispensabile supporto per gli insegnanti e gli studenti che vogliono conoscere la storia della propria scuola e intendono svolgere ricerche d’archivio. Una ricca introduzione metodologica precede il censimento degli archivi scolastici e dei fondi di interesse scolastico presenti in Archivio di Stato, seguono una bibliografia e un glossario dei termini archivistici più utilizzati. (Anna Riva)


Tesi di laurea di interesse piacentino

- Arianna Bonè, Il tessuto sociale degli artisti a Piacenza tra XVI e XVII secolo, Università degli Studi di Parma, Facoltà di Lettere e Filosofia, rel. prof. Maria Giulia Aurigemma, a.a. 2007-2008.

La ricerca di prima mano è stata condotta a tappeto sugli stati delle anime delle parrocchie di Piacenza, secondo l’ipotesi iniziale che la presenza di artisti all’interno in questa documentazione permettesse di collocarli nel tessuto sociale della città e di stabilire le dinamiche della loro permanenza in città nel Cinque e nel Seicento; ad esempio il quartiere di Sant’Ilario, dal primo trentennio del Seicento, divenne la residenza di numerosi artisti forestieri, che giunsero a Piacenza attratti dall’apertura di importanti cantieri, rendendola un punto d’incontro e di scambio artistico di grande portata. L’A. sottolinea come la poco lungimirante politica dei Farnese e il trasferimento della corte a Parma furono senza dubbio fattori determinanti nel mancato sviluppodi una scuola locale che potesse vantare una solida identità, ma che non impedirono, comunque, una grande vitalità artistica che ebbe un periodo particolarmente florido dalla seconda metà del XVI secolo. Sia la committenza privata sia quella ecclesiastica fornirono importanti occasioni per la realizzazione di opere prestigiose, spinte rispettivamente da un nuovo approccio al collezionismo e dalla nuova onda barocca: la presenza di numerosi artisti testimonia un’intensa attività garantita dall’incontro tra incarichi provenienti da committenze prestigiose e maestranze diverse in grado di soddisfare ogni esigenza. In particolare, mentre i grandi artisti furono coinvolti nei più importanti progetti ducali ed ecclesistici, arrivando ai più alti riconoscimenti, tanti personaggi minori con le loro opere alimentarono le raccolte nobiliari, allora in netta espansione, e il mercato dell’arte, altrettanto vivace grazie alla spinta fornita dal nuovo tipo di collezionismo. In questo quadro è evidente come la città offrisse notevoli opportunità per tutte le tipologie di produzioni che rientrano nel mondo dell’arte e spiega la capillare e variegata presenza di numerosi artisti nel territorio piacentino tra il XVI e il XVII secolo.
Copia della tesi è depositata presso l’Archivio di Stato di Piacenza (Anna Riva)