Bollettino storico piacentino. Notiziario dall'Archivio di Stato

BSP 2/2013

L’inventario delle miniature degli Estimi Farnesiani

Il lavoro si inserisce in un più ampio progetto di studio e valorizzazione degli Esti­mi Farnesiani, che è incominciato alla fine del 2007 con il censimento dei frammenti di manoscritti contenuti nelle legature dei registri ed è poi continuato con il restauro di 26 coperte con frammenti liturgici databili dal XII al XIV secolo, nonché di una legatura in cuoio cinquecentesca recuperata integralmente.
Lo smembramento di codici e il loro utilizzo come coperte sono fenomeni che di­ventano particolarmente significativi nel corso del XVI secolo e il territorio piacentino non sfugge a questo fenomeno, che diventa prassi dalla seconda metà del Cinquecento. Per quanto riguarda l’Archivio di Stato di Piacenza questo tipo di legatura è particolar­mente diffusa nel fondo Estimi Farnesiani (secc. XVI-XVII), conservato presso l’istituto dal 1976, costituito da denunce e rilevazioni delle persone e dei beni mobili e immobili, raccolte in occasione di tre estimi del 1558, 1576, 1647.
La tipologia prevalente fra i frammenti degli Estimi Farnesiani è quella di bifogli interi, incollati sui piatti di cartone della legatura del registro. In genere i bifogli sono stati incollati alla rovescia rispetto al senso della scrittura del registro dell’estimo. Ne­gli Estimi Farnesiani (Rurali e Civili) su 2677 pezzi tra filze e registri 995 presentano frammenti di codice nella legatura; la percentuale è del 37% del totale, quindi consi­derevole. Diversa la situazione degli Estimi Mercantili, che presentano una percentuale esigua di frammenti; su 80 pezzi, infatti, solo quattro contengono fogli di manoscritti nella legatura.
L’idea della schedatura completa delle miniature è nata sulla scorta della tesi di laurea di Paola Pascali – segnalata in questo notiziario – che ha deciso di continuare le ricerche. Si è messa a punto, così, una scheda molto dettagliata che dà conto non solo della miniatura ma anche del frammento in cui è inserita; accanto alle voci più generali riguardanti la datazione e l’identificazione del testo del manoscritto e, se pos­sibile, della sua area di provenienza si darà conto della tipologia, del soggetto e della tecnica utilizzata per le miniature. Tutti questi dati, oltreché in un inventario cartaceo, confluiranno in una banca dati corredata dalle fotografie sia della coperta sia della miniatura. La schedatura delle miniature è stata affidata a Paola Pascali, mentre della campagna fotografica si occuperà Giovanni Boccaccia dell’Archivio di Stato. Il coordina­mento e la responsabilità scientifica del lavoro sono affidati ad Anna Riva. (Anna Riva)


Nuove acquisizioni

La raccolta Rossi-Tinelli

È stata donata recentemente all’Archivio la raccolta Rossi-Tinelli, che copre un arco di tempo dal 1899 al 1937 per un totale di 418 documenti, costituita da due nuclei di carte: a) Dalla provincia piacentina all’America e ritorno in Patria, 1899-1917, docc. 74; b) La Guerra d’Africa di Giordano Rossi, 1935-1937, docc. 344. Si tratta principalmente di lettere e cartoline di vari membri delle famiglie piacentine Rossi e Tinelli, legate da parentela con il matrimonio di Giordano Rossi e Alis Tinelli avvenuto nel 1938. Il primo nucleo riguarda il cuoco Giovanni Tinelli il quale, partito per gli USA nel 1899, tornò in Italia nel 1916 per il richiamo alle armi con la moglie e la piccola Alis. Il secondo è la corrispondenza dalla guerra di Etiopia di Giordano Rossi, esponente di una fa­miglia di calzolai, alla fidanzata Alis. Nel suo insieme la documentazione rappresenta un piccolo spaccato della vita di due famiglie piacentine nell’arco di mezzo secolo e di due guerre. (Gian Paolo Bulla)

N.B: per ulteriori informazioni sulla famiglia Rossi si veda:
Graziana Rossi, Via Roma, 215 : biografia di una famiglia piacentina, Piacenza, Lir, 2012, 230 p.


I volumi su S. Antonino delle Chartae Latinae Antiquiores

Le Chartae Latinae Antiquiores pubblicano, in facsimile (in maggioranza a grandezza originale) e con un corposo apparato di commento, tutti i documenti altomedievali fino al IX secolo conservati in archivi e biblioteche europei; la prima serie, che si chiude con l’anno 800, consta di 49 volumi, mentre la seconda, relativa al nono secolo, è ancora in corso ed è giunta al vol. 106. I volumi dedicati ai fondi italiani sono 64, e Piacenza ne può vantare ben otto, quattro comprendenti documenti della basilica di S. Antonino (nn. 64-67: Italia XXXVI-XXXIX) pubblicati fra il 2003 e il 2005 e quattro della cattedrale di S. Giustina (nn. 68-71: Italia XL-XLIII) pubblicati nel 2006-2007 (cui sono da aggiungere alcuni documenti contenuti nel vol. 27: Italia VIII, uscito nel 1992).
Quest’anno, nonostante le grandi ristrettezze economiche che attraversano gli istituti culturali statali, l’Archivio di Stato, grazie a contributi di enti e associazioni, è riuscito ad assicurare al circuito librario piacentino i quattro volumi relativi alla basilica patro­nale di S. Antonino. (Gian Paolo Bulla).


Echi di guerra nelle scuole

Quest’anno l’offerta formativa dell’Archivio di Stato si presenta profondamente rin­novata con l’introduzione di tre nuovi laboratori, tra i quali il percorso Echi di guerra nelle scuole, in collaborazione con l’Istituto storico della Resistenza e dell’età contem­poranea di Piacenza. L’Istituto ha raccolto l’invito del Comitato scientifico-organizzativo della Settimana della didattica in archivio della Regione Emilia-Romagna a lavorare sul tema della propaganda negli istituti scolastici durante la Prima e la Seconda guerra mondiale e il trentennio che le comprende. Particolarmente significativo è che i labo­ratori didattici – A scuola di propaganda, La guerra di pietra ecc. – e i relativi quaderni didattici sono stati ideati e realizzati da Eleonora Maiello, Federica Burzoni, Davide Reggi, Gian Luca Panciroli del Liceo Melchiorre Gioia di Piacenza che negli stage estivi hanno selezionato, analizzato e studiato i documenti dei fondi Comitati Pallastrelli per la Prima guerra mondiale e Comune di Piacenza e Museo Didattico e della Didattica per la Seconda guerra mondiale. L’innovativo progetto sarà presentato a Bologna l’8 maggio 2014 nell’ambito di un Convegno sulla memoria della Grande Guerra nell’ambito della tredicesima edizione della Settimana della didattica in archivio. (Anna Riva)


Tesi di laurea d’interesse piacentino

– Paola Pascali, I frammenti miniati sulle coperte degli Estimi Farnesiani, Università del Salento, Facoltà di Beni Culturali, Corso di laurea in Storia dell’arte, a.a. 2010-11, rel. prof. Lucinia Speciale.
Il primo capitolo comprende un’ampia introduzione generale sul concetto d’archivio con un paragrafo sull’Archivio di Stato di Piacenza e un’analisi dettagliata del fondo Estimi Farnesiani – 467 buste divise tra Estimi Rurali (389 buste), Civili (78 buste) e Mercantili (78 buste e 5 registri). Il secondo capitolo è dedicato agli Archivi ecclesia­stici nella città di Piacenza: i fondi del capitolo di Sant’Antonino e del Duomo, il terzo, La miniatura a Piacenza, prende in esame soprattutto la miniatura del secolo XII e il Codice 65 del Duomo alla luce dei più recenti studi e contributi critici. Il quarto ca­pitolo è quello specificamente dedicato allo studio del fondo. L’analisi delle 78 buste degli Estimi Civili ha portato alla luce un solo frammento miniato, mentre molto più proficua si è rivelata l’analisi degli Estimi Rurali che ha permesso di individuare 301 miniature. I frammenti includono una diversificata tipologia di ornamentazioni che l’A. prende in esame a campione. Le miniature superstiti sono per la maggior parte iniziali di libro o di paragrafo e vengono suddivise in semplici, filigranate, ornate, istoriate: 193 sono semplici, 67 filigranate, 37 ornate, 3 istoriate. Sono presenti, inoltre, una pagina ornata e una miniatura. Dopo una accurata descrizione delle tipologie delle miniature superstiti, l’autrice fornisce sei schede dettagliate che le esemplificano. Completano la tesi la Bibliografia e la Sitografia. (Anna Riva)

– Anna Tanzi, Palazzo Casati e il sistema delle residenze nobiliari a Piacenza in età ba­rocca, Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Architettura, Corso di Laurea in Architettura quinquennale 4/S, a.a. 2011-12, rel. prof. Mario Carlo Alberto Bevilacqua.
La tesi, basata su approfondite ricerche d’archivio, fornisce una prima ricostruzione delle vicende costruttive del palazzo dei marchesi Casati di Piacenza, che si inserisce a pieno titolo nel “sistema delle residenze nobiliari” della città padana, che dal Cinquecen­to – grazie al fenomeno delle Fiere dei cambi e alla creazione nel 1545 del ducato di Parma e Piacenza da parte di papa Paolo III Farnese per il figlio Pier Luigi – assunse un ruolo di rilievo dal punto di vista sia artistico-culturale che economico-politico. La ricerca indaga puntualmente i meccanismi politici, economici e culturali che caratteriz­zano la città sia in epoca farnesiana sia in epoca borbonica e la composizione sociale della sua popolazione, per soffermarsi sulla nobiltà marchionale e comitale che veicolò una res aedificatoria senza pari in Emilia. Lo studio si è poi concentrato sull’analisi puntuale di palazzo Casati, tentando di ripercorrere l’iter costruttivo della fabbrica e di comprendere l’ideologia che guidò le scelte di gusto della committenza. La consul­tazione dei documenti dell’Archivio Casati Rollieri, depositato presso l’Archivio di Stato di Piacenza, ha permesso di ricostruire nel dettaglio e con precisione il cantiere sia architettonico che decorativo del palazzo.
La tesi è articolata nei seguenti capitoli: Il sistema delle residenza nobiliari a Pia­cenza; I Casati. Storia e genealogia; Palazzo Casati; Appendice I. Albero genealogico della famiglia Casati; Appendice II. Appendice documentaria. Concludono il lavoro l’elenco delle fonti d’archivio e la bibliografia. (Anna Riva)