Bollettino storico piacentino. Notiziario dall'Archivio di Stato

BSP 1/2019

Archivio degli Ospizi civili di Piacenza: un nuovo progetto

Dagli anni Cinquanta del Novecento, la documentazione degli Ospizi civili è stata versata in Archivio di Stato a più riprese e costituisce ora uno dei più ricchi fondi archivistici conservati dall’istituto. Quest’anno è stato avviato un nuovo progetto di schedatura e descrizione del materiale con l’intenzione di ordinare e rendere consultabili le serie archivistiche che ancora non hanno mezzi di corredo, cercando, per quanto possibile, di restituire una fisionomia agli antichi istituti che produssero la documentazione. L’obiettivo finale è la creazione di una Guida al fondo documentario che, oltre a descrivere il materiale conservato, dia conto della storia dei vari soggetti produttori e delle vicende istituzionali e archivistiche che ne hanno segnato il percorso, con lo scopo di rendere fruibile la documentazione e aprire nuovi possibili spazi di ricerca. Il progetto si inserisce in un più ampio programma di schedatura e rilevazione delle fonti archivistiche legate all’ambito dell’assistenza e beneficenza presenti in Archivio di Stato e più in generale sul territorio cittadino. L’importante progetto, che avrà durata almeno biennale, è in parte finanziato dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano. La prima parte del lavoro sarà dedicata alla schedatura e alla revisione dei mezzi di corredo esistenti dei fondi assistenziali più antichi e di quelli confluiti nell’Ente Comunale di Assistenza. Con la seconda parte del progetto saranno analizzati nel dettaglio i diversi fondi archivistici, che, nel complesso, conservano le maggiori fonti per la storia dell’assistenza a Piacenza, dal Medio Evo all’Età Moderna. La ricognizione generale dell’archivio degli Ospizi Civili è stata effettuata dall’archivista Sara Fava, che coordina il progetto.
L’istituzione degli Ospizi Civili risale al 1806, in pieno periodo napoleonico, ma la documentazione conservata racconta una storia ben più antica: il decreto imperiale che ne sancì la nascita, infatti, ordinò la fusione in un’unica amministrazione di diversi enti assistenziali preesistenti, ognuno con alle spalle una propria storia secolare. Nel fondo, accanto alle carte prodotte direttamente dall’Amministrazione generale degli Ospizi, si ritrovano quindi i documenti dell’Ospedale Grande e dell’annesso Brefotrofio (con carte a partire dal XVI secolo); delle Congregazioni delle Orfane e Marocche (1586-1806), delle Preservate (1604-1806), delle Carline (1737-1811) e della Casa di correzione Sant’Anna, poi Orfanotrofio maschile (1790-1826). Tra gli archivi aggregati si segnalano quelli della Congregazione della Santissima Trinità dei pellegrini e dei convalescenti (1580-1806) e della famiglia Mandelli (1110-1861), di cui l’Ospedale fu erede, che conserva anche documenti di altre casate in essa confluite. Storia a sé ha avuto il ricchissimo fondo Diplomatico, che comprende più di 27.000 pergamene dal IX al XIX secolo, appertenute agli ospedali, monasteri e pii luoghi che, ab origine, hanno avuto compiti caritativi e assistenziali in città. (Anna Riva)