Storie di casa. Negli archivi storici delle famiglie piacentine (secc. XVIII-XIX)

Archivio di Stato di Piacenza, Palazzo Farnese, Piazza Cittadella 29 - Fondazione di Piacenza e Vigevano Comune di Piacenza — Servizio Formazione Con il contributo di: Ina Assitalia — Agenzia generale di Piacenza Banca Agricola Mantovana — Sede di Piacenza

13 novembre 2003 - 28 febbraio 2004 - Mostre

Storie di casa 2003: locandinaIdeale proseguimento del convegno dal medesimo titolo tenutosi il 12 aprile 2002 (i cui atti usciranno nel 2003 come numero monografico del Bollettino Storico Piacentino) questa mostra rappresenta forse il culmine - non certo il termine - di un'intensa attività di ricerca e di valorizzazione degli archivi storici familiari, a partire dalla trentina conservata nello stesso Archivio di Stato.

E' un tipo di documentazione che, per qualità e per quantità, riveste un'importanza fondamentale nella memoria storica di Piacenza, vuoi per il ruolo istituzionale e sociale svolto dal ceto magnatizio, nobiliare e alto-borghese, vuoi per la relativa penuria di documentazione governativa o pubblica. Gli archivi gentilizi, formatisi per ragioni soprattutto patrimoniali, permettono di delineare scorci della vita economica e sociale: in città, dove marchesi e conti abitavano palazzi, partecipavano all'amministrazione delle cose pubbliche ed ecclesiastiche, nonché alla vita mondana a teatro e nelle accademie; e nelle campagne dove possedevano fondi rustici, feudi, castelli, ville. Gli assetti sociali e politici, nel XVIII secolo, furono sottoposti a forti pressioni ad opera del riformismo asburgico e sabaudo - ostile ai privilegi della Chiesa e del ceto d'impronta feudale - e della rottura provocata dalla Rivoluzione francese.

Probabilmente anche a causa di ciò, alla fine del secolo, molte famiglie proprietarie decisero di ordinare le loro carte, in maggioranza atti amministrativi: affitti, vendite, acquisti, testamenti, legati, benefici, ecc. Furono incaricati archivisti professionisti, in genere di formazione giuridica quali notai ed avvocati, anche provenienti dall'esterno, in particolare dall'area bolognese.

Un archivio nobiliare - che abbia magari mantenuto le cassette lignee originali con la tipica numerazione preceduta da lettere dell'alfabeto - si presenta di solito ricco e multiforme, composto da atti solenni e diplomi, da tanti contratti, da fascicoli giudiziari, da lettere, registri e note di spesa, da tipi e mappe del territorio. Memoria privata, ma per i numerosi addentellati con la società, con le istituzioni e con i ceti meno privilegiati, in parte anche collettiva. Così, la vita dei nobili, dei possidenti, dei benestanti apre scenari sull'intera società di tre secoli fa. Come in altre occasioni, la scommessa sta proprio nel suscitare, attraverso il patrimonio culturale rappresentato dalle carte (accompagnato qui utilmente da dipinti, mobili e suppellettili), la fantasia dei visitatori, studenti e cittadini, ai quali, forse inaspettatamente, appaiono ora sottratti al loro appartato e un poco segreto destino.

Si è voluto infine privilegiare il taglio divulgativo della rassegna e proporla agli alunni della scuola dell'obbligo e ai ragazzi delle superiori corredando il catalogo di esercitazioni che li avvicinino al complesso e sfuggente mondo delle carte ordinate, a futura memoria, in un archivio. Le scolaresche potranno quindi usufruire di archiviste professioniste che illustreranno l'articolato percorso tra documenti e oggetti rievocanti la società aristocratica piacentina tra XVIII e XIX secolo.