Dantedì

25/03/2020

Frammenti di paradiso

Frammenti di paradiso

In occasione del Dantedì istituito dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, ripubblichiamo il frammento dantesco conservato nell'Archivio di Stato di Piacenza tra le carte del fondo Appiani d'Aragona di Piombino (b. 21, f. 18 ). Si tratta di 2 carte membranacee che riportano il canto XXX del Paradiso e precisamente la c. 1v 9 versi dal 109-117 e la c. 2v 18 versi dal 28-45, con relativo commento.

Il frammento è stato utilizzato come coperta per un estimo della famiglia Appiani, sulla c. 1r. troviamo infatti la scritta capovolta rispetto al testo del frammento «Fede dell'archivista di Parma della quantità, e qualità dell'estimo de sig(no)ri Appiani di Piomb(in)o nello Stato di Busseto».

Il frammento dantesco fa probabilmente parte di un manoscritto attribuito a Francesco di Bartolo da Buti conservato alla biblioteca Passerini-Landi di Piacenza conosciuto con la segnatura 544 (12). Il testo già studiato da Giacomo Manfredi nel 1967 fu donato nel 1947 alla biblioteca piacentina da Luigi Cigala Fulgosi nipote di Pietro che aveva sposato Anna Appiani d’Aragona.

Il manoscritto della biblioteca piacentina a sua volta ha le stesse caratteristiche di altre 50 carte membranacee conservate tra le collezioni speciali della Margaret Clapp Library del Wellesley College nello Stato del Massachusetts con segnatura 1036 donato agli inizi del Novecento da George Arthur Plimpton.

Trascrizione dei versi

La trascrizione rispetta i caratteri grafici e linguistici dell'originale con la distinzione secondo l'uso moderno di u vocale o semivocale e v consonante. Sono introdotti la punteggiatura e gli apostrofi secondo l'uso moderno. Il segno tachigrafico per e è stato trascritto et.

c. 1r, riga 13

r. 13 [azzurro] Dal primo giorno ch'io vid'il suo viso

In questa vita, in fine ad questa vita,

30 Nol seguir al mio cantar preciso;

r. 16 [rosso] Ma hor convien che'l mio seguir desista

Più dietro ad sua bellessa, poetando,

33 Com all'ultimo suo ciascuno artista.

r. 19 [azzurro] Cotal quale io la lasso ad maggior bando

Che quel dela mia tuba, che deduce

36 L'ardua sua materia terminando,

r. 22 [rosso] Con acto e voce dexpedito duce

Ricominciò: "Noi siamo usciti fuore

39 Del maggior corpo al ciel che pura luce.

r. 25 [azzurro] Luce intellectual piena d'amore;

Amor di vero ben, pien di letitia;

42 Letitia che trascende ogni dulcore

r. 28 [rosso] Qui vederai l'una e l'altra letitia

Di paradiso, et l'una in quelli aspecti

45 Che tu vedrai all'ultima iustizia".

c. 2r, riga 27

r. 27 [azzurro] Et come clivo in acqua di su imo

Si specchio, quasi per vedersi adorno

111 Overo herbe quando nel verde et ne fioretti opimo,

r. 30 [rosso] Sì, soprastando al lume intorno intorno,

Viddi specchiarsi i più di mille sollie

114 Quanto di noi lassù facta ritorno

r. 33 [azzurro] Et se l'infimo grado in sé ricollie

Si grande lume, quante la larghessa

117 Di questa rosa ne l'extreme foglie.

Frammenti di Paradiso: Sopra un commento dantesco di fine Trecento, settembre 2015

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